Decollano gli F35. I paci-finti spaccano il Pd e i grillini, passa la mozione della maggioranza

Neanche un accordo bipartisan sulla mozione relativa agli F35, che invita il governo “a dare impulso a concrete iniziative per la crescita della dimensione di difesa comune europea e non procedere a nessuna fase di ulteriore acquisizione senza che il Parlamento si sia espresso nel merito”, ha salvato il Partito democratico dall’ennesima figuraccia. È arrivata la solita spaccatura, che stavolta ha contagiato anche i Cinque Stelle, visto che sulla mozione del piddino Casson, che chiedeva la sospensione del programma per gli aerei militari, s’è incanalata anche la maggioranza dei grillini, nonostante avessero presentato anche un proprio testo. Un bel pasticcio, dunque, ma il testo su cui è arrivato il via libera (con 202 sì, 55 no e 15 astenuti, contrari Movimento 5 Stelle e Sel, favorevole Pd, Pdl e Scelta civica, astenuta la Lega) garantisce al governo di poter rispettare gli impegni internazionali, come ha spiegato in aula, al Senato, il ministro della Difesa Mario Mauro: «L’Italia è impegnata con una serie di Trattati, come quello di Lisbona, a migliorare le proprie capacità militari. In più fa parte di organismi internazionali che impongono determinate scelte. Il Parlamento poi ha sempre dato dagli anni ’90 parere favorevole al progetto F35 e ora non può tirarsi indietro visto che molte parti dell’aereo che tra pochissimi giorni verranno assemblate sono state acquisite. Abbiamo il dovere di proseguire con coerenza rispetto alle decisioni già prese», ha detto Mauro.

Imbarazzo nel Pd per la spaccatura provocata da Casson, anche se Nicola Latorre ha provato a minimizzare: «Non siamo di fronte a una scelta tra la pace e la guerra. Il Pd non ha ammainato e non intende ammainare la bandiera della pace. Non si possono contrapporre la necessità delle spese del sistema di difesa a quella del welfare. Una grande forza riformista – ha aggiunto Latorre – non può sottrarsi alla sfida di garantire all’Italia un sistema di difesa adeguato al suo ruolo internazionale e per questo convintamente voteremo questa mozione».

Non proprio dello stesso parere il collega di partito Felice Casson: «Nel programma del Pd era scritto che bisogna assolutamente rivedere il nostro impegno sugli F35. La priorità è il lavoro. Non ho certamente la presunzione di rappresentare le istanze pacifiste – ha aggiunto – ma siccome faccio parte dell’afflato pacifista voterò la mozione 57, quella cioè a sua firma cui il governo ha dato parere contrario».
Prima di dividersi e di votare con Casson, i grillini hanno continuato la propria protesta contro il programma F35: il senatore Roberto Cotti si è alzato in aula a palazzo Madama per prendere la parola durante le dichiarazioni di voto sulle mozioni, indossando una giacca “arcobaleno” che ricordava la bandiera della pace. Inevitabile il richiamo del presidente del Senato Pietro Grasso. «Lei non si può cambiare la giacca in aula, la invito a toglierla». Il “grillino” ha cercato di continuare a parlare ugualmente. Il botta e risposta tra i due è durato qualche minuto, ma alla fine Cotti ha rinunciato. E ha proseguito l’intervento pacifista con una più formale giacca blu.