Da rottamatore a sabotatore. Renzi: «Non credo che il governo vada avanti molto». Letta: attento alle scorciatoie

Ancora lui, in versione sabotatore più che rottamatore. Matteo Renzi, tornato dalla prima tappa del suo tour europeo per rafforzare il suo (ancora debole secondo D’Alema) appeal internazionale, torna a tallonare l’amico Letta, il principale competitor nella ormai sicura corsa a Palazzo Chigi. Anzi a gufare sul governo. «Non credo che questo accordo col Pdl possa andare avanti molto: io voglio bene a Letta, ma tutti i giorni deve parlare con Brunetta e Schifani», dice alla festa del Pd di Carpi a proposito della difficile navigazione dell’esecutivo. «Detto questo se fa bene io sono l’uomo più felice del mondo, anzitutto come cittadino italiano». Ma dietro quel “se” c’è tutto il programma e la strategia del primo cittadino di Firenze. Che approfitta dei riflettori per rasserenare i compagni di via del Nazareno che non hanno apprezzato il colpaccio messo a segno giovedì scorso a Berlino (Epifani conferma di aver appreso dai giornali della  spedizione tedesca di Renzi). «Non sono affatto andato di nascosto – dice – c’è stata una polemica perché sono andato a trovare Angela Merkel, ma andare a trovare “‘di nascosto” un primo ministro è una barzelletta. Lo avevo detto un mese fa ad Enrico». Il quale, fanno sapere i ben informati, non l’ha presa molto bene anche se evita critiche pubbliche e preferisce mantenere il profilo istituzionale di chi è impegnato a rivolvere le emergenze del Paese. Messo alle stretto, però, anche Letta si concede una soddisfazione fugace quando spiega che «l’affidabilità la si costruisce con tanti gesti, ma la si perde in un attimo. Basta prendere delle scorciatoie e fare dei gesti che non sono davvero tali». Dopo la stoccata al governo, Renzi torna a esercitarsi sui temi di sempre: ricambio generazionale (con la proposta di voto ai sedicenni), regole congressuali (che non vanno cambiate a partita iniziata) e prospettive di rinascita di una sinistra moderna. Il partito? «È una squadra, il Pd è l’unico partito che vive a prescindere dalle sorti del leader, ma questo non significa che non abbia bisogno di una guida forte, un leader in grado di far vincere questa squadra». Che sia lui? «No, non mi sento un leader. Ma credo che i leader in politica servano». Intanto, però,  l’ambizioso Matteo ha in programma anche un incontro con François Hollande e una toccata e fuga a Londra dove, oltre a Cameron,  potrebbe incontrare anche Tony Blair che più volte ha indicato a modello di leader della sinistra moderna a cui si ispira.  Probabile anche una visita mordi e fuggi alla Casa Bianca per riannodare i fili con Obama, al quale “ha dato forfait” alla vigilia delle primarie di ottobre per non dare troppo nell’occhio.