Con la scorta in vacanza, l’ex ministro Severino si difende: «Non posso rinunciare alla protezione»

Una scorta legittima? Doppia? Ingiustificata? L’ultimo caso di presunti privilegi della casta coinvolge l’ex ministro della Giustizia Paola Severino, finita nel mirino del sindacato penitenziario Cosp. La sua replica è categorica, però: «Non posso rinunciare alla scorta», dice l’ex Guardasigilli  in merito alla denuncia del sindacato, “preoccupato”, vista la carenza di organici, per l’impiego di colleghi al seguito dello stesso ex ministro in vacanza in Puglia. «Leggo oggi su alcuni quotidiani – precisa Severino – della richiesta di un sindacato di polizia penitenziaria dell’avvio di un’inchiesta parlamentare in merito alla scorta che, da quando è terminato il mio incarico di ministro della Giustizia, è tenuta ad accompagnarmi nei miei spostamenti. Da ministro ho sempre avuto grande attenzione al risparmio e alla razionalizzazione della spesa pubblica, specialmente in momenti di grave crisi economica. Da comune cittadina, quale oggi sono, mi ritrovo a subire una limitazione della libertà personale che per mia natura mi riesce difficile accettare. Tuttavia – aggiunge l’ex Guardasigilli – la normativa prevede che, senza alcuna possibilità di rinuncia da parte dell’interessato, un ministro della Giustizia sia sempre accompagnato da una scorta di sicurezza di primo livello anche nei tre mesi successivi alla cessazione del suo incarico. Un termine, quest’ultimo, ridotto rispetto agli originari dodici mesi grazie a una mia iniziativa, condivisa con l’allora ministro dell’interno Annamaria Cancellieri. Allo scadere dei tre mesi, non ancora trascorsi nel mio caso, toccherà al comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica valutare un eventuale prolungamento del livello di sicurezza, indipendentemente da ciò che io possa volere o preferire, perché così prevede sempre la norma. Cosa che un sindacalista della polizia penitenziaria dovrebbe ben conoscere».

Anche il Dap, il dipartimento per l’amministrazione dei penitenziari, difende l’ex ministro e attacca il sindacato, contestandogli anche nel merito la denuncia: «Il Cosp  – spiega il capo del Dap Giovanni Tamburino – afferma l’utilizzo di una “doppia scorta”, mentre la protezione assicurata dal Provveditorato Regionale della Puglia all’ex Ministro della Giustizia ha una consistenza identica e si svolge con le identiche modalità previste dai provvedimenti adottati dagli Organi centrali competenti in tema di sicurezza».