Con il gran rifiuto la Boldrini fa felice solo il sindacato “rosso”. Il Pd non sa più come giustificarla

Ha fatto felici i sindacalisti più “rossi”, quelli del Fiom. Ha messo in imbarazzo gli esponenti del Pd che per ore hanno sfiorato il ridicolo nel tentativo di giustificarla. Laura Boldrini, il personaggio che da settimane è il più mitragliato dal web, con il suo “gran rifiuto” a Sergio Marchionne – che l’aveva invitata a visitare lo stabilimento Sevel in Val di Sangro – ha provocato l’ennesima polemica. Ormai non fa altro, cerca l’uscita-choc che le consenta di finire, senza il minimo sforzo, sulle prime pagine dei giornali, i sorrisetti che provocano l’ira funesta degli avversari, le dichiarazioni che più a sinistra non si può. Tutto ciò non è assolutamente consono con il ruolo di presidente della Camera, ma le fa gioco. E le reazioni sono dure. «La Fiat si può amare o non amare, ma è uno dei pochi grandi insediamenti industriali del paese e chi rappresenta le istituzioni ha l’obbligo di tenerne conto – ha detto Altero Matteoli – Evidentemente Boldrini non è entrata ancora nel ruolo importante che la politica le ha affidato». Anche nel mondo sindacale c’è sconcerto. «È offensivo – ha dichiarato il leader dell’Ugl, Giovanni Centrella – oltre che non corretto non accettare l’invito della Fiat lasciando ad intendere che la maggioranza dei sindacati e dei lavoratori, sottoscrivendo l’accordo, abbiano accettato di cancellare importanti diritti. Sarebbe un gravissimo errore -– ha aggiunto – ascoltare o accettare pedissequamente l’opinione di una sola delle parti in causa». Centrella ha ricordato che il presidente della Camera «rappresenta tutti gli italiani, quindi anche tutti i lavoratori, i sindacati e le altre forze sociali». In sostanza, dovrebbe ascoltare anche l’altra campana, anche se a lei dei pareri degli altri interessa poco. Per Federica Chiavaroli, senatrice del Pdl, «la Boldrini potrebbe risparmiarsi le passerelle in Abruzzo, con le visite istituzionali non si risolvono i problemi, ma solo con il lavoro». Nel Pd cresce l’imbarazzo. Qualche timida voce critica si fa sentire, sempre però misurando le parole sulla “compagna che sbaglia”: «Credo sia stato un errore da parte di Boldrini intervenire così nel merito, anche se sono d’accordo che la concorrenza non si fa andando a ribasso sui diritti fondamentali ai lavoratori», ha detto Sandro Gozi . «Credo però che la terza carica dello Stato debba ricordarsi sempre di essere la terza carica dello Stato: Boldrini lasci a noi e alle forze politiche il dibattito sul merito».