«Cinque punti per governare insieme»: Grillo lancia un’altra trappola al Pd. Che rischia di abboccare…

L’argomento è tornato di strettissima attualità politica, anzi, forse sarebbe il caso di definirla attualità polli-tica, visto che il Pd è al centro dell’ennesimo tentativo di farsi raggirare dai grillini a caccia di ingenui scalpi da consegnare al popolo arrabbiato della rete. E i Democratici rischiano di abboccare ancora. Le spaccature interne e le crisi di coscienza della base per l’eccessiva vicinanza col nemico berlusconiano hanno creato un inatteso varco ai Cinque Stelle per riprovare a far soffiare il venticello di una maggioranza grillo-piddina, quella su cui Bersani aveva investito la propria scommessa politica finita in disfatta.

Non a caso il capogruppo al Senato del M5S, Nicola Morra, oggi sui giornali s’è affrettato a lanciare la trappola ai piddini confusi, quelli attratti da un possibile governo senza Berlusconi e dall’ipotesi di una spallata giudiziaria – e parlamentare, sul fronte ineleggibilità – in grado di dare un senso a un partito ormai divorato dalle proprie contraddizioni. «La fiducia a un governo con il Pd? Non posso escluderla. Naturalmente passando sempre da un momento assembleare», è lo spiraglio che apre il capogruppo del Movimento Cinque stelle al Senato, spiegando che però ci vorrebbe prima un accordo su un programma di 5-10 punti, dal “reddito di cittadinanza e la riduzione dei costi della politica e della burocrazia” e altri temi più o meno nel filone dell’anticasta.

Più o meno l’inizio del balletto di stop and dont’go che aveva già fatto perdere tre mesi all’Italia, dopo le elezioni, quello culminato col doppio incontro-farsa, in streaming, prima con l’implorante Bersami, poi con il cinico Letta. Ora ci risiamo. E nel Pd qualcuno ci crede.

Oggi alla Camera, tra i pochi parlamentari presenti alla seduta-lampo di fine settimana, il tema era molto dibattuto. Ci si può fidare? La risposta è no, alla luce dei fatti. È evidente che Grillo, come ha più spesso affermato, punta all’Opa sul Pd, quindi lo seduce e lo abbandona sempre al dunque, per favorirne l’implosione. E molesta meno, molto meno, il Pdl. Perché vuole arrivare allo scontro finale con Berlusconi da solo. Un’ossessione, anche per lui.