Cent’anni fa nasceva Pino Romualdi. Un ricordo che suona come un monito per la destra in crisi d’identità

«Gli uomini – diceva sempre lui, quando era chiamato a omaggiare un amico passato nella schiera dei più – non si commemorano, si ricordano». E ricordare Pino Romualdi – vicesegretario del Pfr e fondatore del Movimento sociale italiano – nel 100° anniversario della nascita, in un momento d’indubbia difficoltà della Destra politica italiana, può e deve essere il monito a non abbandonarsi alla rassegnazione. Nato a Dovia di Predappio il 25 luglio del 1913, Romualdi, come tanti giovani della sua generazione, ebbe il destino segnato dalla storia, dalla contemporaneità dei grandi eventi della storia italiana, dal Fascismo, dalla gigantesca figura di Benito Mussolini.

Una vita, quindi, votata alla costruzione di una Patria rinnovata, dall’impegno politico e intellettuale intenso, dalla volontaristica concezione dell’esistenza e dai sacrifici bellici. Incaricato di pensare il futuro di chi, nella temperie della Repubblica sociale, sarebbe uscito inevitabilmente sconfitto dalla guerra, Romualdi compì il suo primo capolavoro politico strappando a Palmiro Togliatti l’amnistia per i fascisti in galera, prima; poi, riunendo queste provate forze sopravvissute al conflitto in un partito destinato a svolgere ancora un ruolo nella lotta politica, il Msi. Arrestato nel 1948 e detenuto fino al 1951, rientrò a pieno ritmo nell’agone, instradando le migliori e più giovani energie del Movimento lungo la strada che, tra mille difficoltà e ritrosie anche tra i camerati e gli amici, avrebbe dovuto trasformare il Msi in un moderno partito di destra, schierato saldamente nel fronte internazionale anticomunista e in perenne competizione con la Democrazia cristiana per la rappresentanza degli interessi e delle aspirazioni delle classi produttrici della borghesia e del lavoro italiani. Punto di riferimento per tutti, anche per lo stesso Giorgio Almirante, nei momenti di crisi – a partire da quella gravissima determinata dalla scissione di Democrazia nazionale – impose alla Fiamma di non scivolare mai nel nostalgismo, nel facile e sicuro rifugio delle rimembranze; per Romualdi la strada maestra era e doveva restare sempre l’accettazione delle sfide della contemporaneità, la capacità di vivere pienamente il proprio tempo. Alla guida del primo Eurogruppo a Strasburgo – con lo stesso Almirante e gli indimenticabili Franco Petronio e Nino Buttafuoco – dette, quindi, al Msi-Dn un respiro internazionale, conquistando al partito un rispetto che andava oltre gli stessi confini nazionali. Legato ad Almirante nella vita e nella lotta politica, in un rapporto fatto anche di aspre contrapposizioni, morirono anche insieme, a 24 ore di distanza l’uno dall’altro, tra il 21 e il 22 maggio 1988. Dunque, Romualdi non vide la nascita di Alleanza nazionale, ma fu principalmente a lui, al suo pensiero, alla sue grandi intuizioni che la generazione successiva si ispirò per costruire la nuova casa della Destra. Un’ispirazione che andrebbe nuovamente nutrita e coltivata.