Cassazione veloce per il Cavaliere. La magistratura col colbacco vuole staccare la spina a Letta

Anche su questo giornale molte riflessioni politiche sono state condizionate dall’attesa della sentenza di Cassazione per i diritti Mediaset che era prevista per il prossimo autunno. Come è noto Berlusconi ha già ricevuto una condanna in questo processo e se la Cassazione non riscontrerà vizi procedurali – nel terzo grado di giudizio non si entra nel “merito” della sentenza – la condanna diverrà “definitiva”. Questo potrebbe comportare per Berlusconi, e cioè per il capo del secondo partito della coalizione di governo, gli arresti domiciliari e una interdizione dai pubblici uffici per la durata della condanna. Chi aveva creduto di vedere nell’attivismo mostrato dal Cav per la rielezione al Colle di Napolitano la prova di un accordo che facesse cessare il bombardamento giudiziario contro di lui, è stato immediatamente e abbondantemente smentito. Dieci giudici e il Pd vogliono che la carriera politica di Berlusconi finisca come quella dell’unico altro uomo che nel dopoguerra gli ha fatto veramente paura e cioè Bettino Craxi. Anche lui immaginò una riforma del sistema giudiziario che riducesse l’arbitrio dei magistrati, ma anche lui fece il grande errore di non portarla a termine quando, forte del voto di un referendum popolare che chiedeva la responsabilità civile del giudice, avrebbe potuto. Invece tutto finì in una riforma pasticciata e in un accordo con la Dc. Subito dopo arrivò – non a caso – Tangentopoli, che frantumò il Psi e la Dc e salvò invece il Pci delle coop e dei fondi neri di Mosca. Questo tanto per non perdere la memoria, perché la storia purtroppo si ripete spesso. Oggi il progetto neo-democristiano è incarnato dal governo Letta-Alfano e corre anche il rischio di funzionare. La conferma della condanna di Berlusconi destabilizza il governo e la maggioranza che lo sostiene. Forse è anche per questo che lo stesso Letta si è risvegliato inverosimile nuovo profeta dell’anti-Casta, fustigatore dei privilegi e dell’odiato Porcellum che vuole cambiare subito e a tutti i costi. L’aria di elezioni arriva dritta al cervello. Difficile che si rompa sull’Imu, dando un vantaggio al Pdl, ma dopo la condanna saranno in molti nel Pd a chiedere che la coabitazione salti. Con più di un occhio rivolto al recupero degli eletti o dei voti del m5S, sia nel campo renziano che in quello dell’Apparato. Come diciamo da tempo, è proprio lì che dovremmo guardare anche noi, ai milioni di italiani delusi da un centrodestra che non è stato in grado di dare risposte e fare le riforme che aveva promesso, non certo ai nostalgici delle formazioni di venti anni fa.