Caso Mediaset, S&P e Renzi: ecco le tre mine sulla strada del governo Letta

Nanni Moretti ancora una volta aveva visto giusto. Piacciano o no i suoi film, il regista romano conferma la sua preveggenza rispetto ai mutamenti della politica italiana. Con “Palombella rossa” vide con largo anticipo la fine del Partito comunista italiano e la svolta della Bolognina, “Il portaborse” previde Tangentopoli e “Aprile” ci presentò con anticipo il vuoto ideologico-culturale della sinistra al governo. Quanto sta accadendo in questi giorni dimostra che con il film “Il Caimano” Moretti ci ha azzeccato per la quarta volta, visto che lo scenario che si sta profilando nello scontro tra Silvio Berlusconi e la magistratura che negli anni si è certosinamente occupata di lui è esattamente quello immaginato nel film morettiano.

Il presidente del Consiglio Enrico Letta sparge miele, i falchi del Pdl cercano di gettare benzina sul fuoco per provocare un incendio politico che porti dritti dritti alle urne, mentre le colombe dello stesso partito gettano acqua immaginando che la caduta del governo possa dar vita ad una stagione ancora più complessa di quella attuale. Ma al di là dei giudizi delle singole parti in causa il dato oggettivo è che il governo ormai si muove su un terreno minato. E le mine pronte ad esplodere sono almeno tre: la vicenda giudiziaria di Berlusconi, il declassamento del rating della nostra economia e la scalata di Matteo Renzi al Partito democratico.

La decisione della Cassazione di anticipare al 30 luglio il verdetto finale sul processo che spazzerebbe il Cavaliere fuori dal Parlamento è certamente un atto dovuto viste le norme vigenti, ma ciò non toglie che averlo posto in essere formalmente ha attivato la mina più pericolosa per il governo. Non solo perché aumenta nel Pdl la tentazione del ricorso alle urne, ma anche perché nel caso Berlusconi fosse condannato, interdetto e dichiarato decaduto da senatore sarebbe difficile per la sinistra continuare a governare assieme ad un partito di cui il Cavaliere resterebbe comunque il presidente e leader nonostante l’interdizione. È quindi evidente che una eventuale condanna innescherebbe una delle tre mine anti-governo.

Come se non bastasse nelle stesse ore si è aggiunto il declassamento di Standard & Poor’s. È vero che l’Italia è abituata a questi ciclici declassamenti, ma stavolta c’è un contenuto tutto politico. Le agenzie di rating, infatti, pensano che per tenere saldi i conti il nostro paese debba lasciare in vita l’Imu così com’è ed aumentare le aliquote Iva. Quindi se Letta accontenta il Pdl rischia di cadere causa declassamento internazionale, mentre se accontenta le agenzie di valutazione della nostra economia rischia di cadere per mano del Pdl che ha posto come condizione indispensabile l’intervento sull’Imu e il mancato intervento sull’Iva.

La terza mina è Matteo Renzi, che non può aspettare a lungo e deve quindi disarticolare le larghe intese in tempi brevi per giocarsi la scalata prima al Pd e poi a Palazzo Chigi. Se questo è il terreno su cui deve avventurarsi Enrico Letta c’è poco da essere ottimisti e tutto lascia prevedere che nel giro di qualche settimana ci saranno delle novità nella politica italiana. Il tentativo di fare delle larghe intese un contenitore per risolvere i problemi del paese è infatti fallito e tutti gli obiettivi che si erano posti i protagonisti del percorso innovativo stanno venendo meno. Berlusconi governando con i “nemici” del Pd sperava in una stagione di conciliazione di cui non s’è vista neanche l’ombra, voleva accontentare i suoi elettori sul tema delle tasse e rischia di non riuscirci e voleva allungare i tempi per affannare Renzi che considera un avversario temibile per la giovane età e la freschezza politica che trasmette. Se questi erano gli obiettivi è evidente che si sta andando verso un fallimento su tutta la linea, dinanzi al quale non potrà restare tutto com’era prima.