Caso Kyenge, Calderoli non si dimette e la Lega rilancia con una manifestazione anti-clandestini

Resta al suo posto. A dispetto di tutto e di tutti. «Calderoli ha sbagliato, riconosciuto l’errore e si è scusato», scrive su Facebook Roberto Maroni. «Ora però – aggiunge – basta alimentare polemiche e strumentalizzazioni utili forse a coprire il rumore di altre questioni». Tutto qui. La Lega, al termine del Consiglio federale, non va oltre quella frase del suo segretario e un nota ufficiale in cui spiega “di aver preso atto delle scuse pronunciate pubblicamente sul caso Kyenge” per poi rilanciare la sua battaglia politica sul tema del contrasto all’immigrazione clandestina e della difesa della legalità con una manifestazione a Torino.

Dunque, nonostante l’ondata di indignazione popolare, le critiche bipartisan della classe politica e l’ultimatum del premier Letta, il Carroccio non va oltre una morbida censura di Calderoli per quella frase sul ministro Kyenge, equiparata a un orango. Quanto basta per irritare il presidente del Consiglio, che a un convegno sul suo maestro Beniamino Andreatta pronuncia una frase sibillina: «Non ebbe mai una sbavatura nel suo senso delle istituzioni e io mi chiedo cosa penseranno di noi i nostri militari quando leggono le cose indecorose che si vedono in queste ore». Cose indecorose, dunque, dice Letta, che nel pomeriggio aveva chiesto al leader della Lega, Maroni, di chiudere “questa pagina rapidissimamente”. «Faccio appello a Maroni, presidente della più grande regione italiana con la quale stiamo lavorando per l’Expo, perché chiuda questa pagina velocemente. Se non la chiude si entra in una logica di scontro totale».