Altro sangue innocente. Per favore, stavolta risparmiateci i predicozzi buonisti

15 Lug 2013 15:02 - di Francesco Signoretta

La notizia della giovane vita stroncata a Torino da un automobilista ubriaco è diventata – in un batter d’occhio – quasi secondaria perché in primo piano è balzato il successivo tentativo di linciaggio. Sono le regole del “politicamente corretto”: arriva subito il predicozzo perché la parola “linciaggio” evoca le condanne senza regolare processo, altre volte l’ombra del razzismo, altre volte ancora le esecuzioni sommarie. Non importa, per certa stampa, che il linciaggio a Torino (come in altre città per analoghi motivi) non ci sia stato grazie all’intervento immediato delle forze dell’ordine e neppure ci si pone il problema del perché la gente reagisca in maniera così forte. E’ lo stesso schema che si usa quando – subito dopo un omicidio – si chiede al genitore straziato dal dolore se “perdona” il killer, sempre in nome del “politicamente corretto”. A Torino invece c’è rabbia. L’ubriaco ha investito tre pedoni che si trovavano a bordo strada dopo avere assistito a un concerto e ne ha ucciso uno. L’uomo, un moldavo di 24 anni risultato poi positivo all’alcoltest, è stato sottratto al linciaggio dei passanti dalla Polizia municipale. La vittima era un coetaneo dell’investitore. La tragedia si è verificata al termine del Kappa Futurfestival, il festival di musica elettronica. Quattro persone stavano lasciando, poco dopo la mezzanotte, la zona a piedi quando dal tunnel del passante ferroviario è spuntata a fortissima velocità un’auto. Impatto inevitabile per i pedoni. Uno di loro, un ragazzo di 24 anni è morto sul colpo. La Bmw che ha compiuto l’investimento era guidata da un moldavo che si è fermato dopo lo schianto. Alcune persone hanno sentito lo stridere delle gomme e il botto, per questo si sono avvicinate. A bordo della macchina c’era anche una ragazza che ha tentato di fuggire ma la folla l’ha bloccata. C’era tensione e solo la polizia municipale accorsa immediatamente ha evitato il linciaggio dell’automobilista. Tutto questo è accaduto a pochi giorni dalla morte di Beatrice, che ha commosso tutt’Italia, la sedicenne investita da un’auto pirata a Gorgonzola. Il punto è che la gente è stanca, non ne può più del dolore causato da chi – ubriaco o drogato o altro – distrugge la vita di intere famiglie. Il linciaggio – sia chiaro – è inaccettabile come qualsiasi forma di violenza. Altrettanto inaccettabile però, stavolta sotto il profilo morale, è sottoporre le famiglie colpite ad altro dolore: vedere il colpevole uscire fuori dalla galera in quattro e quattr’otto, ascoltare i talk show in cui si scava nella vita del colpevole per trovare uno spunto “giustificativo” (magari si era ubriacato per un qualcosa che gli era capitata dieci anni prima…). Per favore, rispiarmiateci una nuova ondata di buonismo e di pietismo in favore di Caino. E per una volta si faccia in modo che la certezza della pena non sia solo uno slogan. Non sarebbe vendetta ma solo giustizia.

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