A volte ritornano. Rutelli scalda i muscoli per le europee. E dà lezioni al governo: si concentri sulla green economy

A volte ritornano. Ringalluzzito dalle disgrazie altrui, smaltita la pessima performance elettorale di febbraio, riappare all’orizzonte Francesco Rutelli. Anche lui come Monti, con il quale aveva accarezzato l’idea del grande centro, volge il fiero sguardo al futuro e si scalda i muscoli per le europee. In pochi si ricordano dell’Api, acronimo di Alleanza per l’Italia, eppure una corposa agenzia di stampa informa che in data odierna il Consiglio Nazionale ha discusso a Roma le proposte del presidente Rutelli e ha approvato, all’unanimità, la relazione ed il bilancio presentati dal tesoriere. Malgrado gli scarsi numeri e l’appeal decisamente in calo,  il bel Francesco si sente insostituibile per salvare il Paese dalla débacle economica e morale. All’ordine del giorno della convocazione di oggi brevi cenni sull’universo sotto la voce “proposte da avanzare tra i cittadini e in Parlamento per contribuire alla ripresa economica”, «di fronte alla spirale di sfiducia che rischia di travolgere sia la politica, sia l’anti-politica». Non manca, come a ogni rifondazione che si rispetti, la prospettiva di un nuovo rassemblement in vista delle elezioni europee e dello svolgimento del Congresso. Sempre all’unanimità, sarebbe curioso che esistessero anche correnti contrapposte, l’Api ha deliberato di partecipare al secondo Forum del Rinnovamento europeo, in programma a Roma il 2 dicembre prossimo. In quell’occasione Rutelli presenterà l’ennesimo Manifesto pro-Europa come «piattaforma di radicale e moderno europeismo» che dovrà essere alla base della presentazione della lista alle prossime elezioni del 2014. I rutelliani, al termine di un “proficuo” dibattito – riferisce la nota – hanno trovato la convergenza politica su alcuni punti: il rapido esaurimento della fiducia popolare anche nei confronti dell’anti-politica finisce per tradursi in un drammatico ampliamento dell’astensione; la risoluzione della vicenda Berlusconi per via giudiziaria, anziché politica, sarebbe un guasto peggiore del problema; la transizione di larga coalizione guidata da Letta è inevitabile, e dovrebbe servire a varare riforme importanti, più che ad una faticosa manutenzione. Nel tallonare l’amico Enrico l’ex primo cittadino della capitale ritrova l’antica verve ambientalista dei trascorsi giovanili: le forze politiche, produttive e sociali dovrebbero collaborare a valorizzare ”l’Unicità d’Italia”, «tutte quelle opportunità di sviluppo e lavoro che poggiano su pilastri di cui la sola Italia dispone, legate alla cultura, a design, moda, alimentazione e industria del turismo, Green economy, Città e comunità smart».