Viviamo tutti peggio di prima. Ma Saviano e Celentano hanno perso la lingua…

Sono onnipotenti, onniscienti, luminari della scienza (politica) e della tecnica (di propaganda). Ogni volta che aprono la bocca, sembra che il mondo si fermi, tutti ad ascoltare le loro parole e a recepirle come spugne, fino a ficcarsele nel cervello. Adriano Celentano e Roberto Saviano appartengono a due mondi diversi ma hanno un minimo comun denominatore: l’esternazione a mo’ di santoni, i monologhi sospirati – sempre sotto i riflettori – e l’eco sui giornali. Ma qualcosa non quadra: è da un bel po’ che parlano del sesso degli angeli. Sono lontani i tempi dell’allarme-bavaglio, del rischio di avere un piccolo dittatore (indovinate chi?) al governo: coi tempi che corrono, meglio parlare d’altro, anche perché non c’è un Cav da abbattere mediaticamente. Neppure una frase su quanto rivelato dal Rapporto sui Diritti globali 2013. Probabilmente per i due “cervelloni” della sinistra e del grillismo, quel rapporto è robetta da niente. Dice solo che l’Italia è sempre più povera, i precari sono di gran lunga più di tre milioni, otto milioni di pensionati percepiscono meno di mille euro al mese. Dice anche che viviamo in un Paese pieno di “buffi” (nei primi nove mesi del 2012 le famiglie indebitate sono quasi triplicate, passando dal 2,3% al 6,5%) con una crisi che si abbatte sui più fragili. È un paese che soffre e che talvolta non vede la via d’uscita, tanto che nei primi tre mesi del 2013 i suicidi per presunti motivi economici sono aumentati del quaranta per cento rispetto allo stesso periodo del 2012. Ma di Saviano e Celentano si hanno pochi ricordi, in questi ultimi mesi. Il “Molleggiato” si è distinto nella sua lode per Grillo, «straordinario, un vento nuovo che porta con sé il cambiamento, un big bang che spazzerà via tutto». Saviano parla (giustamente) delle tossicodipendenze, ma sono lontani i toni che aveva quand’era uno dei paladini dell’antiberlusconismo. Toni che portarono Celentano, durante la trasmissione Realpolitik, a denunciare che la libertà di stampa era in pericolo in Italia, citando la classifica della Freedom of the Press 2005, con il nostro Paese «peggio della Bulgaria e della Mongolia» (e tutti terrorizzati dal pericolo). Eravamo alla vigilia delle nuove elezioni politiche e bisognava tirare la volata a Prodi. Qualche anno dopo Saviano – era il 2009 e quindi durante il “regime” berlusconiano – lanciò di nuovo l’allarme: «Qualsiasi voce critica sa di potersi aspettare estorsioni». Sanno tutti com’è andata, a questa storiella del dittatore della tv non crede neppure il più fervente avversario del Cavaliere. Ora la gente pensa a tutt’altro, come dimostra appunto il Rapporto sui Diritti globali: otto milioni di pensionati percepiscono meno di mille euro al mese. Celentano e Saviano, battete un colpo se potete. O meglio, se ne avete voglia.