Violenza contro le donne, Angelilli: bene l’Italia, ma ci sono reticenze culturali che vanno vinte

“C’è stata una lentezza particolarmente odiosa e questo dipende probabilmente non soltanto da questioni giuridiche e legislative ma soprattutto da una sorta di reticenza culturale”. Dopo la ratifica all’unanimità da parte della Camera della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne e in attesa di quella del Senato, la vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli apprezza il fatto che “l’Italia sia tra i primi stati a recepire questa convenzione”. Ma, nel giorno in cui, alla Camera, si discutono le mozioni per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne, non dimentica che dall’approvazione da parte del Consiglio d’Europa, nel 2011, sono passati due anni e che finora solo cinque Paesi (Turchia, Montenegro, Albania, Portogallo e, per il primo step, Italia) sono passati a vie concrete. Perché la Convenzione diventi operativa deve essere ratificata da almeno dieci Stati, otto dei quali componenti del Consiglio d’Europa e , a questi ritmi ci vorranno altri due anni. Angelilli però è ottimista e parte da quello che, comunque, è stato già fatto e dal messaggio che manda chi, la Convenzione, l’ha ratificata.

“Questi Stati coraggiosamente e con grande determinazione stanno dicendo dobbiamo essere in prima linea contro ogni tipo di violenza sulle donne. Quindi bene ha fatto l’Italia a essere tra i Paesi che sono avanti in questa vera e propria rivoluzione” che, ribadisce la vicepresidente dell’Europarlamento , “deve essere soprattutto un cambiamento culturale”. Un segnale positivo, nei giorni scorsi, è venuto anche dall’Europarlamento che il 22 maggio ha approvato la protezione in tutto il territorio comunitario per le vittime della violenza di genere e di stalking. Coloro che hanno ottenuto protezione in uno stato membro potranno usufruire di una protezione equivalente se si trasferiscono o viaggiano in un altro Stato senza dover adempiere a formalità stressanti o costose. Per l’applicazione del regolamento bisognerà aspettare l’11 gennaio 2015 ma, anche in questo caso, non si parte più da zero. “L’ordine di protezione europeo è un provvedimento molto importante – ha sottolineato Angelilli – perché significa concretamente aiutare, proteggere, fornire misure di tutela delle vittime di violenza di genere in tutti i Paesi membri dell’Unione europea e quindi non ci saranno più distinzioni. La vittima potrà avere in ogni Stato membro dei punti di riferimento e un aiuto concreto”.