Vietti (Csm) difende la Consulta, il Pdl lo zittisce. E spunta un possibile ricorso alla corte europea

«Credo che sulla Consulta abbia già detto tutto il capo dello Stato, quando ha ricevuto i nuovi magistrati: riconoscimento e rispetto del ruolo del giudice delle leggi», s’è affrettato a dire il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, rispondendo ad una domanda sulle polemiche sulla decisione di ieri della Consulta sul legittimo impedimento. Neanche una parola sull’invasione del potere giudiziario su quello politico, anzi, solo un invito a tutti: «Non siano terreno di scontri ideologici i nodi della responsabilità civile dei magistrati e delle intercettazioni telefoniche. Definire con pacatezza i confini della responsabilità civile dei magistrati significa garantirne anche la serenità di giudizio. Ed un giudice sereno è un bene che è prioritario perseguire». Accanto a lui, al plenum del Csm, c’era anche il ministro degli Interni Annamaria Cancellieri, che ha preferito non commentare la vicenda Mediaset. Dal Pdl, invece, è arrivata una dura reazione. «Vietti ha perso una buona occasione per tacere visto anche che non ha parlato in altre occasioni quando lo sconfinamento dell’Anm in politica e nella stesura delle leggi era stato addirittura clamoroso. Ma Vietti rilegga il Manzoni a proposito di Don Abbondio», ha detto Fabrizio Cicchitto, deputato del Pdl. Intanto, nel centrodestra, c’è chi, come Michela Biancofiore, ipotizza il ricorso personale alla Corte dei diritti di Giustizia europea, «affinché Berlusconi possa essere giudicato come le persone normali».