Verso Forza Italia 2.0: «Nessun imbarazzo, al di là del nome contano le idee e i valori»

«In questa fase bisogna tenere unito il Pdl in vista del traghettamento verso Forza Italia». Da Lampedusa Angelino Alfano fa il punto sul nuovo Predellino di Silvio Berlusconi. «Il Pdl sarà la cornice della coalizione – dice il vicepremier e segretario del partito – come fu la Casa delle libertà nel 2001, che è stata un’esperienza vincente. Il senso è quello di ricostruire una coalizione che abbia in Forza Italia il partito liberale e moderato con una capacità riformatrice forte e viva». Alfano, nell’isola siciliana per il tradizionale concerto di solidarietà organizzato da Claudio Baglioni, si fa portavoce di un comune sentire nel partito. Per Daniele Capezzone si tratta di «una occasione letteralmente storica. Il rilancio di Forza Italia avviene proprio mentre milioni di italiani cercano una offerta politica liberale». Più sfumato Maurizio Sacconi: «Al di là del nome, conta l’identità del contenitore del centrodestra». Per Anna Maria Bernini, senatrice e portavoce vicario del Pdl, «tornare a Forza Italia significa rilanciare con coraggio i valori che sono alla base della sfida liberale».

Tra gli ex An non c’è disagio, assicura Altero Matteoli: «Come diceva Longanesi, “Non ho paura della guerra ma dei reduci”. Io voglio continuare a fare politica con un impegno attivo che mi consenta non solo di professare le idee e i valori in cui credo ma anche di poter contribuire alla linea politica del partito. Che si chiami Forza Italia, Pdl, o in altro modo poco importa. Più dei nomi contano le idee e soprattutto la capacita di trasformarle in politiche efficaci. Finora – aggiunge l’ex ministro delle Infrastrutture – nel Pdl non ho avuto difficoltà politiche, ho potuto proporre, condividere e dissentire e fino a quando mi sarà permesso non ci sono ragioni per cambiare. Non aderire alla nuova Forza Italia per poi allearsi, dopo quello che abbiamo fatto nel Pdl, lo troverei sbagliato e riduttivo. Mi piace – conclude Matteoli – guardare avanti e non avanti con lo sguardo rivolto al passato». Mentre Renata Polverini si dice convinta «che bisogna interrogarsi sulla forma organizzativa e statutaria del Pdl che non deve, a mio avviso, restare come un semplice cartello elettorale, ma può diventare un vero e proprio laboratorio di idee e progetti, capace di prospettare agli italiani una sintesi del pensiero tradizionale, democratico, liberale, occidentale e sociale da spendere in Italia ed in Europa».