Vecchioni ora rinnega la politica. Ma dimentica di aver tifato per Pisapia, De Magistris, Fini e “Bella ciao”

«Perché io non c’entro con la politica. Io sono un traghettatore di sentimenti. Sono un piccolo artista». Lui non c’entra con la politica perché lui si chiama Roberto Vecchioni: non ha mai partecipato a feste dell’Unità, tranne poche decine di volte da una trentina d’anni, non ha mai fatto il menestrello dei politici, ad eccezione di quando cantava sul palco con Giuliano Pisapia o faceva concerti gratis a Napoli per De Magistris, salvo poi abbandonarlo per divergenze sul lauto compenso chiesto per una carica “culturale” nel capoluogo partenopeo. Vecchioni, che non c’entra con la politica, solo per caso si è ritrovato a cantare su palchi di sinistra Bella ciao, per una pura coincidenza ha presenziato a feste di finiani, all’apice dello scontro con Berlusconi, e per un’altrettanto curiosa fatalità indirizzò un messaggio di auguri all’allora presidente della Camera per la nascita del suo partito, tributandogli un omaggio che neanche a De Gasperi qualcuno avrebbe mai osato indirizzare: «Spero che la cultura sia in cima ai suoi progetti per l’Italia, perché lei è l’unico che può garantirci la libertà di scegliere».

«Perché io non c’entro con la politica. Io sono un traghettatore di sentimenti. Sono un piccolo artista», dice ora il cantautore milanese, ospite della rassegna fiorentina “La Repubblica delle idee”: Vecchioni improvvisamente si riscopre super partes, chissà perché. Forse perché Pisapia non è più l’idolo dell’intelligentia milanese ma è già la delusione della borghesia meneghina, forse perché non c’è più feeling con De Magistris e neanche tra De Magistris e i napoletani, forse perché Fini è in disgrazia, non tira più come una volta o forse perché neanche Bella ciao, con tutti i grillini che vanno ai suoi concerti, è un brano divertente per farci un po’ di karaoke.

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