Un anno per pensioni e invalidità, il sì arriva anche dopo il decesso

Tempi troppo lunghi per le richieste di pensione di invalidità e indennità di accompagnamento in Italia, ben oltre i 120 giorni fissati dalla legge: la prima visita viene effettuata in media dopo 8 mesi, per la ricezione del verbale definitivo di invalidità civile ci vogliono undici mesi, mentre per ottenere i benefici economici si aspetta un anno e spesso l’erogazione arriva dopo il decesso di chi ne ha fatto richiesta. A denunciarlo è il primo rapporto nazionale sull’invalidità civile e la burocrazia di Cittadinanzattiva, presentato a Roma. Nel 2012 – si legge nel rapporto che ha esaminato 3876 segnalazioni giunte al servizio Pit salute – ad aver riscontrato lungaggini e tortuosità burocratiche sono stati nel 2012 il 45,6% dei cittadini, una percentuale in forte aumento rispetto al 2011 (28,4%). La necessità di acquistare o affittare protesi e ausili e di pagare rette in Rsa e ticket sanitari sempre più elevati in assenza di una esenzione riconosciuta, oltre all’impossibilità di accedere ad agevolazioni fiscali, sono le conseguenze più evidenti di tali ritardi. Quasi il 30% dei cittadini che fanno richiesta di invalidità civile, spesso malati oncologici, affetti da patologie croniche, neurodegenerative o legate all’anzianità, considera inadeguata la valutazione della propria condizione clinica da parte della commissione medico-legale: o per la mancata concessione o revoca dell’assegno di accompagnamento (48,5%), o per una inadeguata percentuale di riconoscimento dell’invalidità (42,4%), o ancora perché viene loro riconosciuta una pensione di invalidità rivedibile (9,1%). Emerge anche un maggiore ricorso alle vie giudiziarie. Sembra crescente, infatti – spiega il rapporto – la tendenza a considerare come prassi l’accesso al ricorso giudiziario, quasi fosse scontato dover fare causa per ottenere un diritto. Secondo la Corte dei Conti si attendono in media, dalla presentazione della domanda di invalidità alla chiusura dell’iter, 278 giorni per accertare l’invalidità, 325 per la cecità, 344 per la sordità. I costi dei ritardi ammontano, per il solo 2011, a 24 milioni di euro. Se a questo si aggiungono i 34 milioni di spesa per i medici convenzionati Inps – calcola Cittadinanzattiva – sono in totale 58 i milioni di euro di fatto “bruciati” dalla cosiddetta caccia ai falsi invalidi che, secondo il rapporto 2012 della Guardia di Finanza, sono poco più di 1000, pari allo 0,4% degli aventi diritto.