Turchia, da Erdogan appello alla calma. Un manifestante in stato di morte cerebrale

Situazione sempre incandescente in Turchia, dove a una settimana dall’inizio delle proteste di Gezi Park a Istanbul, questa notte è stata di nuovo segnata da duri scontri fra polizia e manifestanti antigovernativi ad Ankara, Smirne e Istanbul. Uno dei manifestanti feriti gravemente negli scontri degli ultimi giorni, Ethem Sarisuluk, raggiunto da un colpo di pistola alla testa, è in stato di morte cerebrale, come annunciato dal segretario della Fondazione turca per i diritti umani Metin Bakkalci.

Nonostante l’alta tensione nel paese, il premier Recep Tayyip Erdogan, ha mantenuto una visita ufficiale di tre giorni nel Maghreb e ha lasciato Istanbul a fine mattinata, dopo avere lanciato un appello alla calma. Erdogan ha anche accusato il movimento di protesta di avere “collegamenti esteri” e di essere organizzato da “gruppi estremisti”. Nella notte migliaia di manifestanti hanno cercato di avvicinarsi agli uffici di Erdogan a Istanbul e Ankara. Sono stati caricati dalle forze anti-sommossa, che hanno usato anche gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. A Smirne i manifestanti hanno attaccato la sede del partito islamico Akp del premier lanciando bottiglie incendiarie. Anche nella terza città del paese ci sono stati duri scontri con la polizia. Questa mattina è tornata una calma precaria. Ma i manifestanti prevedono di autoconvocarsi nel pomeriggio. I duri scontri degli ultimi tre giorni e la situazione di alta tensione nel paese hanno fatto registrato un forte calo della borsa di Istanbul, a -6,43% alla riapertura questa mattina, e della lira turca, scesa al livello più basso da un anno e mezzo rispetto al dollaro.

Sulle reti sociali continuano a circolare foto e video sulla feroce repressione da parte della polizia turca della protesta negli ultimi giorni. I manifestanti, che chiedono le dimissioni del premier, denunciano la ‘censura’ esercitata nei confronti del movimento di protesta da parte delle principali tv turche, che accusano di obbedire alle direttive del governo, e affermano che i collegamenti con internet spesso vengono interrotti. L’uso eccessivo della forza contro i manifestanti è stato criticato dalla stampa internazionale e da molte capitali estere. Secondo Amnesty International cinque delle centinaia di feriti sono in pericolo di vita.