Turchia, i progetti di Erdogan per Istanbul contestati in piazza: scontri violentissimi

Violentissimi scontri tra polizia e manifestanti a Istanbul: centinaia i feriti, alcuni anche gravi, decine gli arresti da parte delle forze dell’ordine che in questa occasione sono state particolarmente brutali: testimoni riferiscono di aver visto elicotteri sparare lacrimogeni sulla folla. Tutto è iniziato alcuni giorni fa come una protesta di cittadini contro la distruzione di un parco, il Gezi Park di Taksim, e dei suoi 600 alberi, nel cuore di Istanbul. Ma il movimento si è fatto ogni giorno di più simile alle rivolte della stagione degli indignados di Madrid, Londra o New York, sintomo probabilmente di un malessere dovuto alla congiuntura sfavorevole e anche alla politica del governo sulla questione siriana. Fatto sta che da lunedì scorso ogni notte, prima centinaia di giovani, ora migliaia, si accampano nel parco, per impedire la mattina ai bulldozer di sradicare gli alberi dell’ultimo polmone verde del cuore europeo della megalopoli del Bosforo, al posto del quale deve essere costruito un mega centro commerciale. All’alba ogni giorno i reparti anti-sommossa della polizia prendono d’assalto il parco, usando lacrimogeni, spray urticanti, cannoni ad acqua. Tra gli altri è stato ferito anche il deputato curdo Sirri Sureya Onder, uno dei simboli della protesta, colpito sembra da un barattolo di lacrimogeni. Gli scontri a Gezi Park occupano ora le prime pagine della stampa turca. La rivolta contro i piani di trasformazione di Taksim – storico luogo simbolo della manifestazioni della sinistra laica turca – e contro l’inarrestabile cementificazione di Istanbul, governata dal partito islamico Akp del premier Recep Tayyip Erdogan, si sta trasformando in una protesta contro lo stesso capo del governo e il suo stile autoritario. Il movimento è appoggio di molti artisti e intellettuali turchi. Il leader del Chp, il principale partito di opposizione, Kemal Kilicdaroglu, ha chiesto ai suoi deputati di presidiare il parco in difesa dei manifestanti. Lo stesso Kilicdaroglu – è andato a Gezi Park per solidarietà con i giovani. La polizia ha risposto con un uso maggiore della forza. Anche il regista Ferzan Ozpetek, come molti altri intellettuali e artisti di Istanbul, appoggia i manifestanti di Gezi Park, aderendo a un appello ai media internazionali «perché il resto del mondo sia messo a conoscenza di quello che sta accadendo e dello stato di polizia creato dal partito Akp del premier Recep ayyip Erdogan. I media turchi, afferma l’appello, controllati direttamente dal governo, o economicamente o politicamente legati al governo, si rifiutano di parlare degli incidenti e le agenzie di stampa bloccano il regolare flusso delle informazioni», ha denunciato il regista. Ma il premier ha previsto che al posto dell’attuale piazza e del parco venga costruito oltre al centro commerciale, una ricostituzione di caserme ottomane e una moschea. Ed è solo uno dei progetti faraonici che Erdogan – ex sindaco di Istanbul – ha varato per la sua città, di cui vuole fare una delle capitali del mondo. Nel giro di pochi anni Istanbul distruggerà e ricostruirà un terzo delle sue case, avrà l’aeroporto più grande del mondo, una nuova enorme moschea, con i minareti più alti del pianeta, un «nuovo canale di Panama» che sdoppierà il Bosforo, un terzo ponte fra Asia e Europa. Con una pioggia di miliardi che naturalmente fa gola a tanti. Tuttavia lo stesso Erdogan ha riconosciuto che la polizia ha fatto un uso eccessivo della forza e ha ordinato un arretramento.