Troppe domande sulla casa: il ministro Idem lascia la conferenza stampa ma non la poltrona

L’ultimo tedesco a dare le dimissioni (almeno in Italia) resta Joseph Ratzinger. Se qualcuno si aspettava una mossa teutonica da Josefa Idem, è rimasto deluso. Oggi pomeriggio il ministro delle Pari opportunità è diventata italiana a tutti gli effetti. Non solo non lascia la carica di ministro ma, nella conferenza stampa che doveva essere chiarificatrice, ha finito quasi per pretendere le scuse di chi ha osato mettere in dubbio la limpidezza dei suoi adempimenti fiscali. La storia dell’Ici e del’Imu? Lei ha pagato tutto con il «ravvedimento operoso», pensa solo a pagaiare e a vincere medaglie, figurarsi se può occuparsi di incombenze che toccano ai comuni mortali. Quindi la colpa sarà del geometra che ha adattato la casa in palestra, del commercialista che le ha compilato la dichiarazione dei redditi. Lei non lo dice, ma forse un po’ di colpa ce l’avrà pure il leghista Borghezio che, oltre ad averla insultata, avrà anche taroccato il suo 740? «Mi hanno chiamata ladra e puttana. Non sono infallibile – ha detto l’esponente Pd in conferenza stampa – ma sono onesta e non permetterò a nessuno di dubitarne». Poi ha tranquillizzato la nazione. «Continuerò a impegnarmi per il bene del nostro Paese». E, poco importa che nei sondaggi due italiani su tre le chiedano invece di dimettersi. Dopo l’insistenza dei cronisti nel chiederle come si comporterebbe se venisse indagata per le vicende in cui è coinvolta («Si dimetterebbe o resterebbe?») la campionessa ha abbandonato la sala, lasciando al suo avvocato il compito di rispondere alle domande. Cose che si possono fare dopo una gara, non da ministro della Repubblica. Tanto che, persino il suo compagno di partito, l’ex deputato Andrea Sarubbi, si è lamentato dell’atteggiamento da primadonna: «La cosa peggiore della conferenza – ha scritto su Twitter – è l’elenco delle medaglie. Come se nel processo Mediaset Berlusconi elencasse le Champions».

Ma le grane per la Idem non sembrano finite qui. Da Ravenna Alvaro Ancisi, consigliere comunale di opposizione ha denunciato che nel 2006, prima della sua nomina come assessore allo sport, l’esponente Pd sarebbe stata virtualmente assunta dall’associazione Kajak, presieduta dal marito Guglielmo Guerrini. Un’assunzione nata con lo scopo, secondo il consigliere, di addebitare al Comune gli oneri previdenziali. Gli assessori che per svolgere la propria funzione si mettono infatti in aspettativa dal proprio lavoro dipendente, hanno gli oneri previdenziali pagati del Comune. L’ipotesi di Ancisi è che il rapporto di lavoro fosse “fittizio e strumentale”: l’associazione, infatti, ha avuto la Idem come prima e unica dipendente ed ha versato i contributi solo per dieci giornate di lavoro. Dopodiché, con l’aspettativa, per gli undici mesi in cui la Idem ha svolto il suo ruolo di assessore, gli oneri sono stati addebitati al Comune: complessivamente vennero versati 8.642 euro. Poi, del rapporto di lavoro con l’associazione, più nessuna traccia. Vuoi vedere che è colpa di Borghezio?