Trent’anni fa una delle stagioni più creative del cinema tra “Flashdance” e “Scarface”

Il 1983 è stato uno degli anni più prolifici della storia del cinema. Dodici mesi che hanno sfoggiato veri e propri titoli cult targati anni Ottanta. Film magari osteggiati dalla stampa all’indomani del loro arrivo nelle sale. Successi popolari ieri guardati di traverso dalla critica ufficiale e poi sdoganati dal box office, e oggi riabilitati da rivalutazioni critiche e nuovi passaporti culturali. Film che in questo 2013 raggiungono la ragguardevole soglia dei trent’anni, e che dal thriller alla commedia, passando per il fantasy, coprono tutto l’arco delle proposte cinematografiche. C’è stato Flashdance di Adrian Lyne, libera rivisitazione pop della favola di Cenerentola aggiornata alla chiave populista tipicamente anni Ottanta, che i critici non esitarono a stroncare. A commentare le vicende sindacal-tersicoree dell’allora esordiente Jennifer Beals fu scomodato addirittura il Premio Pulitzer Roger Ebert, che inserì il film musicale nella lista dei «film peggiori della storia», mentre la Haliwell’s Film Guide gli assegnò una sola stella su quattro. Ciliegina sulla torta, il New Yorker lo tacciò come «una serie di videoclip rock», mentre il Guardian lo liquidò come «un successo ridicolo». Il pubblico ignorò e sentenziò un successo che smentì integralisti della ragion critica e immancabili polemisti.

Del resto di materia su cui esprimersi in quel 1983 ce ne è stata davvero molta: a partire dalla rielaborazione di Scarface operata da Brian De Palma sull’omonimo capolavoro gangster degli anni Trenta firmato Howard Hawks, che con quell’efferata rilettura del capitalismo in cui il sogno americano disvelava tutti i suoi risvolti da incubo, deliziò anche i palati più esigenti, inebriati da quell’attacco alla cultura del dollaro magistralmente equiparata all’eccesso, preludio dell’autodistruzione portata divinamente sullo schermo da Al Pacino in stato di grazia, antieroe a un passo dalla leggenda, affiancato da una divinità della bellezza del calibro di Michelle Pfeiffer. E mentre Coppola con I ragazzi della 56 strada proponeva il suo “West side story letterario”, (storia di bande rivali in lotta per il potere sul territorio e la conquista delle ragazze), lanciando fascino e talento di Matt Dillon, Tom Cruise si affacciava sul palcoscenico internazionale con Risky Business, una commedia destinata ai teenagers degna solo di aver registrato il suo esordio.

Ma il 1983 è stata anche l’annata dei sequel: in quella stagione cinematografica uscirono infatti Lo Squalo 3, secondo capitolo del film del ’75 con cui Steven Spielberg lanciò la celebre saga del terrore marino; oltre al gettonatissimo Ritorno dello Jedi, terza puntata della trilogia galattica di Guerre stellari (la 6ª nel progetto di George Lucas che comprende 9 episodi), che istituzionalizzò il mito, scolpito nell’immaginario anche a colpi di prodigi virtuali e magie digitali. E a proposito di epici ritorni sul grande schermo, il 1983 ha segnato anche il ritorno dell’ispettore Callaghan, che in Coraggio… fatti ammazzare riportava in auge il “Dirty Harry” di Clint Eastwood, omaggiando il genere poliziesco, in quegli anni più che mai in bilico tra violenza efferata e autoparodia ironica. Ennesimo, ma non ultimo titolo di una lista quasi interminabile di successi vintage, oggi trentennali.