Sorpresa, nella top ten letteraria il Pirandello “low cost” insidia Saviano e Camilleri: ma il ministro Bray lo sa?

Una bella sorpresa il Pirandello in pista a sfidare i contemporanei. Accade che il 30 maggio scorso la collana “Live” della Newton Compton – quella a 0,99 centesimi – manda in libreria alcuni titoli di qualità da Pirandello e Bulgakov a Conan Doyle, da Gibran a Kafka a Lovecraft e appena un mese dopo, la classifica stilata dal Corriere della Sera dei libri più venditi della narrativa italiana registra nel podio dopo Camilleri (La rivoluzione della luna) e Saviano (Zero zero zero) proprio Uno, nessuno centomila del grande agrigentino. Il classico che sfida i contemporanei nell’era di facebook, twitter, dei social network e dell’e-book è una notizia da leggere in un duplice direzione: da un lato una presenza indicativa di una “sete” di qualità e di letture colte che conforta in un’epoca in cui pochissimi avrebbero il coraggio di cimentarsi sotto l’imbrellone con il taglio filosofico del testo pirandelliano, classico della dilettica apparenza-realtà, arte-vita. Ma il dato va letto anche da un altro punto di vista non meno rilevante: bando a chi si lamenta della scarsa qualità della carta e del prezzo stracciato – guerra tutta interna alle case editrici che non riguardano il dato culturale –  la mossa editoriale della Newton Compton in realtà fa venire a galla quei potenziali “lettori forti” che solo l’alto costo di certi volumi allontana da libri a lui congeniali: vale il discorso al contrario, se un lettore non ha nelle corde l’impegno di letture troppo impegnative, neanche a 0,99 centesimi prenderà per sport un Pirandello da mettere in valigia. Viceversa, il basso costo si rivela spesso un veicolo importante per chi ha voglia di leggere, ma ha anche tante altre spese correnti. A volte, anzi molto spesso, venti-trenta euro non avanzano. Una riflessione in questo senso andrebbe fatta da parte degli editori e dei librai. Nelle top 10 del Corriere, abbiamo trovato spesso autori come Seneca, Freud, Poe. Il prezzo concorrenziale è il discrimine e stupisce in negativo che molte classifiche librarie non tengono conto dei volumi “troppo” economici; c’è chi, come Nielsen Bookscan e Arianna, non prende in considerazione i libri che costano meno di 3 euro, e chi come Repubblica ammette di escludere i “Live” dalla classifica generale perché altrimenti la graduatoria sarebbe occupata da un solo editore. In realtà le classifiche dovrebbero registrare “cosa” si legge di più e di meno e non chi li pubblica  a che prezzo. E se il risultato è un Pirandello che avanza, magari gioirne, no? E se il ministro della Cultura Bray riflettesse sul successo dei libri “low cost”, che sfidano perfino la crisi, magari per varare incentivi sull’acquisto di opere prime o classici?