Solo quattro gatti alla festa dei grillini. Ma loro gridano al boicottaggio: «Hanno invertito i segnali stradali»

Dire flop è un eufemismo. Meno di trecento persone, inclusi giornalisti e operatori, alla prima festa organizzata dal M5S.  La due giorni, in occasione della festa della Repubblica a Giare di Mira (Venezia) frazione del comune guidato dal sindaco grillino Alvise Maniero è finita in maniera ingloriosa. Tutta colpa della «disinformazione guidata ad arte», si giustificano gli organizzatori. Ma l’incontro con alcuni parlamentari, gli amministratori grillini e lo stesso sindaco Maniero ma soprattutto Vito Crimi, capogruppo al Senato del M5s, è andata pressoché deserta. Tra un concerto e un po’ di politica gli stand enogastronomici non hanno lavorato troppo. L’ipotesi di complotto, al grido del «boicottaggio» – nessuno usa altro termine sulla vicenda – c’è anche la sparizione dei cartelli che indicavano il luogo della festa (un piazzale oggettivamente difficile da trovare), la loro sostituzione con frecce in direzioni diverse o gli stessi abitanti del luogo che, in alcuni casi, si sono «divertiti» a suggerire la strada sbagliata. Un flop, tutto sommato inevitabile, anche perché alla fine a pubblicizzare l’appuntamento c’è stato solo un messaggio sul blog del sindaco Maniero (estraneo all’organizzazione della festa) cui si sono aggiunte le incertezze meteo che se ieri erano nel segno della pioggia, oggi invece hanno regalato una giornata di sole.

La festa della Repubblica in stile grillino è così trascorsa, per simpatizzanti e curiosi, con tanta musica con il concerto dell’ex dei Nomadi Danilo Sacco, qualche stop per problemi tecnici poi superati, e infine con la politica. Sul palco arriva Rocco Crimi, che riceve dalle mani di un simpatizzante una vecchia cartina del Touring con una Val Di Susa intatta e che chiede il ritorno allo status ante Tav. Poi c’è il portavoce M5s al senato Enrico Cappelletti e via via gli altri. Spazio così al nuovo del M5s, al valore della rete, alla bocciatura del finanziamento ai partiti come disegnato dal governo. La prima bocciatura, intanto, l’hanno incassata proprio i grillini dai veneziani.