Siria in fiamme, Obama denuncia l’uso di armi chimiche e promette aiuti ai ribelli. L’ira di Mosca

«Una nuova Guerra Fredda? Cresce la tensione tra Usa e Russia sulla questione siriana e sull’uso presunto di armi chimiche da parte del regime di Assad. In Siria la “linea rossa” spesso evocata dal presidente americano, Barack Obama, è stata superata: il regime di Assad – afferma per la prima volta la Casa Bianca – ha usato armi chimiche. E ora Washington è pronta, anche se nessuna decisione è stata presa, a dare il via libera alla fornitura di armi ai ribelli, organizzando coi suoi alleati una “no fly zone limitata”che servirà anche per proteggere i rifugiati. Pronta la replica di Mosca. Secondo Alexiei Pushkov, Presidente della Commissione Esteri della Duma, «le informazioni sull’uso di armi chimiche da parte di Assad sono state costruite  dagli Usa come le bugie sulle armi di distruzione di massa di Saddam Huessein», scrive su Twitter: «Obama sta prendendo la stessa strada di Bush». Come nel caso dell’Iraq, l’uso delle armi chimiche è la linea di confine sull’intervento armato dell’Occidente “in nome della pace” in questa “strana” vicenda siriana diventata un ring dove le grandi potenze stanno mostrando i muscoli. In ogni caso sulla questione ora interviene la Nato. «Il governo siriano deve garantire l’accesso alle Nazioni Unite affinché possano indagare sull’uso di armi chimiche nel conflitto», dice il segretario generale, Anders Fogh Rasmussen, dopo che gli Stati Uniti hanno dichiarato ieri di averne accertato l’uso. Aggiungendo che «la comunità internazionale è stata chiara sul fatto che qualsiasi uso di armi chimiche è del tutto inaccettabile e una chiara violazione del diritto internazionale». Rasmussen ritiene che la soluzione politica sia ancora la strada giusta per risolvere la crisi e invita Damasco e l’opposizione a partecipare a “Ginevra 2” prevista a luglio. Ma prima ci sarà il  vertice del G8 che si terrà il 17 18 giugno in Irlanda del Nord, in cui Obama incontrerà il presidente russo Vladimir Putin. U vertice che si prennunca tra i più difficili dopo l’accelerazione degli Stati Uniti nella discussione internazionale circa l’intervento in Siria. In tutto questo, la Conferenza di pace di Ginevra quasi non viene più nominata e, derubricata a luglio. Ci si chiede se mai ci sarà e quali risultati potrà portare. Ma ci si chiede, soprattutto, cosa farà l’Europa, dove l’unica voce che si leva è quella di David Cameron che subito fa asse con la «franca valutazione» degli Stati Uniti sul fatto che il regime siriano di Bashar al Assad abbia usato armi chimiche nel conflitto», dice il premier britannico al Guardian, condividendo la lettura usa della situazione. LUe si dice solo «molto preoccupata» dai rapporti sull’uso di armi chimiche che rendono ancora più importante una missione di verifica sul posto» e riafferma la necessità di una «soluzione politica» come dice il portavoce dell’Alto rappresentante della politica estera della Ue Catherine Ashto.