Siria, gli Usa pronti ad armare i ribelli

Dopo tanti annunci più o meno espliciti, gli Stati Uniti sono pronti ad armare i ribelli siriani. E – stando ad alcune fonti citate dal Wall Street Journal – lo faranno nel giro di un mese. Tutto è ormai quasi operativo, con la Cia che ha iniziato a spostare armi in Giordania. Armi che provengono da una rete di depositi segreti, e che serviranno ad equipaggiare, dopo una serie di severi controlli, piccoli gruppi fidati, almeno teoricamente.

Quelli cioè legati al generale Salim Idris, il capo dei ribelli appoggiato dai Paesi occidentali. L’operazione fa seguito all’annuncio del presidente americano, Barack Obama, che nei giorni scorsi per la prima volta ha affermato come il regime di Assad abbia oltrepassato la cosidetta “linea rossa”, usando armi chimiche nel corso dei combattimenti. L’obiettivo di Washington, in accordo con l’Arabia Saudita e con gli altri alleati della regione, non è solo quello di provocare un rovesciamento di fronte, dopo l’avanzata delle ultime settimane delle forze di Damasco sostenute da Hezbollah. E’ anche quello di rafforzare la componente più moderata del fronte che si oppone al regime di Bashar al Assad, allontanando il rischio che all’interno dell’opposizione i gruppi islamici più radicali assumano un ruolo sempre più di primo piano. In particolare – sempre secondo le fonti del Wall Street Journal – il sostegno Usa si concretizzerà nella fornitura ai gruppi di ribelli individuati di armi leggere, munizioni e di un numero per ora limitato di armamenti più pesanti, come alcuni tipi di missili anticarro. Prevista anche una attività di addestramento di questi gruppi di ribelli. Mentre l’Arabia Saudita e altri Paesi dell’area potrebbero fornire alle forze anti-Assad anche artiglieria antiaerea, seppur su scala ridotta, per assicurare che il loro uso sia strettamente monitorato. Ancora una volta il timore è che le armi fornite ai gruppi ‘amici’ possano finire in mani nemiche o in quelle dei gruppi ribelli più radicalizzati. Il rifornimento di armi sarà comunque graduale e ci vorranno mesi – spiegano alcune fonti al Wsj – perché questi aiuti militari possano davvero fare la differenza nei confronti delle forze di Assad e dei suoi alleati Hezbollah. Questi ultimi, secondo le recenti stime, avrebbero in Siria da 2.500 a 4.000 combattenti. Il conflitto ha finora provocato in oltre due anni almeno 100.000 morti.