Semplificazione e lotta alla burocrazia: ecco perché all’Italia serve una svolta

Il tema delle semplificazione   della macchina pubblica  è finalmente oggetto dell’impegno del governo e  della politica. Il peso della burocrazia rappresenta infatti uno dei grandi motivi di ritardo del sistema Italia. Si tratta di un grave handicap per  le imprese e di una intollerabile complicazione per la vita dei cittadini. Se l’indice di competitività dell’Italia , secondo il World Economic Forum, si è miseramante abbassato nel corso degli anni è cosa che dipende, tra le altre cose,  dall’incredibile giungla di lacci e lacciuoli che ostacolano l’attività delle aziende e rallentano la fornitura dei servizi pubblici. Occorre onestamente riconoscere che , sulla semplificazione della Pubblica Amministrazione, si sono fatte in passato molte promesse, che però non si sono tradotte in realtà, pur trattandosi di una riforma a costo zero. Che fine ha fatto ad esempio l’annunciata riforma, al tempo di Tremonti ministro dell’Economia, dell’articolo 41 della Costituzione, che avrebbe dovuto consentire  ai cittadini desiderosi di dare vita a un’impresa a fare tutto ciò che non fosse esplicitamente vietato? Ritardi, inefficienze, scarsa propensione politica a prendere di petto il problema  hanno creato negli anni incredibili incrostazioni nella macchina pubblica. Eppure sarebbe ad esempio bastato, come hanno più volte richiesto varie associazioni di categoria, estendere e approfondire il sistema dello sportello unico per le imprese, un sistema  che, laddove è in funzione, riesce  ad accelerare la procedura delle autorizzazioni per le imprese.

Ci sono comunque problemi di fondo nel sistema Italia che non possono essere affrontati e risolti soltanto con un decreto, per quanto incisivo esso si possa rivelare nell’accelerazione delle procedure amministrative. Un grande e strategico tema è ad esempio quello della riforma del processo civile, a lungo reclamata ma che non è mai riuscita a passare dal mondo dei sogni a quello della realtà. E ciò nonostante si ripeta da molto tempo che l’abnorme durata  delle cause in tribunale è uno dei fattori che maggiormente sfavoriscono gli investimenti esteri nel Belpaese. Altro fattore di complicazione è la sovrapposizione delle competenze tra Stato, Regioni ed Enti Locali (con una incredibile serie di conflitti di attribuzione sollevati davanti alla Corte Costituzionale), un vero e proprio caos amministrativo che è stato prodotto dalla dissennata “riforma” del Titolo V della Costituzione operata, tra il 2000 e il 2001,  dal centrosinistra allora al governo. Anche qui sarebbe necessario un intervento incisivo e coraggioso, come riconosciuto qualche mese fa persino dagli esponenti del centrosinistra. Occorre insomma un vero salto di qualità, non solo politico ma culturale, per permettere all’Italia  di affrancarsi da una pesante eredità che risale al XIX secolo.