Riccardi è pentito della “cooperazione” con Monti: «Ha pensato solo a far contenta la Merkel»

Andrea Riccardi, il ministro per la cooperazione internazionale del governo Monti, si è pentito di avere appoggiato il Professore. Lo va ripetendo a ogni occasione pubblica e privata. Una serie di frecciatine al Professore, lasciate cadere con diversi interlocutori. A forza di dirlo, la notizia del pentimento è finita nero su bianco sui giornali. Da 24 ore il tam tam dei siti di gossip politico ha rilanciato le sue dichiarazioni contro Monti, oggi finite in prima pagina sul quotidiano Libero. Frasi pesanti contro l’ex premier, che hanno ricostruito la stagione del governo tecnico. «Più Monti assumeva provvedimenti lacrime e sangue, più esodati la Fornero creava, più saliva la protesta e la sofferenza delle classi più deboli, più a Palazzo Chigi erano soddisfatti perché proprio quella era la dimostrazione lampante di credibilità verso la signora Merkel. Cioè, più legnate riuscivano a dare al Paese più pensavano di essere forti in Europa».

Non è la prima volta che le battute “off the records” del fondatore di Sant’Egidio fanno scalpore.  A marzo di un anno fa una frase captata dai giornalisti presenti a Palazzo Madama, dove il ministro Riccardi e la ministra Cancellieri erano in visita per una mostra ospitata dal Senato aveva quasi fatto rischiare una mezza crisi di governo. Alla notizia che il segretario del Pdl, Angelino Alfano, avrebbe disertato un incontro con Monti e gli altri due leader della maggioranza, Riccardi aveva detto alla Cancellieri: «Vogliono solo strumentalizzare: è la cosa che più mi fa schifo del fare politica. Ma quei tempi lì sono finiti». Non potendo smentire, il ministro era stato costretto a una nota di scuse, spiegando che si era trattato di «battute, estrapolate nel corso di una conversazione informale, captate a distanza da alcuni giornalisti e non riportate nella loro interezza né nel loro genuino contesto, tanto da apparire forzate. A tali battute non si può attribuire pertanto alcun valore di giudizio personale». Stavolta, invece, neanche una nota di correzione o di smentita.