Renzi lancia l’Opa sul Pd e una mina sul governo. Ma Letta lo frena: «Resto a Palazzo Chigi cinque anni»

«Mi sono stancato di passare per il monello in cerca di un posto, il ragazzo tarantolato con la passione del potere. Se c’é bisogno di me, me lo diranno i sindaci, i militanti. Persone che stimo molto mi consigliavano di non farlo; ora però si vanno convincendo anche loro» In un’intervista al Corriere della Sera il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, prova a ritagliarsi uno spazio politico senza dare l’impressione di pestare i piedi a Enrico Letta, ma di fatto annuncia la sua scalata al partito, ssottolineando che i ruolo di leader e di primo cittadino “non sono incompatibili”. E comunque, se ci sarà la sua candidatura alla segreteria, “di sicuro non sarà come l’altra volta una campagna improvvisata, per quanto bella. C’è bisogno di una squadra ben definita”. La sua scelta “dipende dal Pd, non da me”. Ma ora “anche i bersaniani mi chiedono: Matteo ora basta, ci stai o no?”. Certo, se dovesse diventare segretario il rischio che il governo cada in pochi mesi come successe a Prodi con Veltroni c’è, ammette. «Anche più grave di quello del 2007 viste le larghe intese di oggi. Io – aggiunge – spero che Letta abbia successo. Lo stimo, abbiamo un bel rapporto. Apprezzo il suo equilibrio; mi convincerà meno se cercherà l’equilibrismo». Quanto alle riforme, per Renzi “la prima cosa è la legge elettorale e invece la si vuol mettere ultima”. E i saggi? «Quando la politica non vuole risolvere le cose fa una commissione». Il sindaco respinge critiche e ironie per il suo pranzo con Flavio Briatore: «Sono curioso – dice – non voglio chiudermi nel mio steccato e questo moralismo senza morale lo trovo insopportabile, questa saccenteria, questa pretesa di superiorità etica è la maledizione della sinistra».

Minacciato dalla scalata di Renzi, il premier Letta non perde la calma e parla di Matteo come una buona soluzione per il Pd, “come del resto lo è Epifani”, è la staffilatina, poi ostenta ottimismo, dalla Gruber, anche sulla durata del suo governo: «Almeno quattro anni e dieci mesi…».