Record di ascolti e critiche per la fiction su Pupetta Maresca. Se c’è camorra non c’è eroismo…

Record di ascolti e di polemiche per Il coraggio e la passione, la fiction su Pupetta Maresca andata in onda ieri sera su Canale 5. Reduce dalle proteste delle associazioni anti-camorra per la “beatificazione” di Pupetta, la serie interpretata da Manuela Arcuri ha vinto la sfida Auditel con 4.944.000 telespettatori e uno share del 19.1%. Nei giorni scorsi contro la fiction, girata anche a Napoli, si sono fatti sentire alcuni tra i principali esponenti dell’anticamorra napoletana come Paolo Siani, fratello di Giancarlo, il giornalista ucciso dalla camorra, don Tonino Palmese, vicario episcopale del cardinale Crescenzio Sepe, Lorenzo Clemente, marito di Silvia Ruotolo, uccisa nel ‘97 per errore durante un conflitto a fuoco e che oggi guida il coordinamento delle vittime innocenti. «Chi propone come modelli persone che hanno condiviso dinamiche di morte e di potere, fa un danno al paese e uccide due volte gli innocenti ammazzati», è questo il filo conduttore delle critiche. Don Palmese non ha peli sulla lingua e dichiara: «La colpa di tale operazione, beninteso, non è della signora Maresca ma dell’editore che preferisce il prurito del denaro e del successo commerciale alla responsabilità etica di chi gestisce i media».

Oggi sul web è un coro di critiche durissime e commenti velenosi.  Fa da apripista Selvaggia Lucarelli che twitta “Pupetta Maresca era una camorrista. Assassina. Usuraia. Delinquente. Quindi il coraggio e la passione di ‘sta cippa”. Ancora più dura sul suo profilo facebook, la popolare blogger si chiede come sia possibile che personaggi negativi, passati alla storia per essere stati degli esempi poco edificanti, possano trovare una “nuova connotazione” attraverso una fiction.

Indubbiamente la vita di Pupetta è stata rivisitata e rielaborata con un’attenzione speciale all’aspetto umano della forza femminile che ha oscurato la ruvidissima cronaca nera. Salita alla ribalta delle cronache per aver ucciso il killer di suo marito, Pascalone ‘e Nola, Pupetta Maresca ha collezionato una lunga serie di reati, dall’omicidio all’associazione mafiosa, dalla frode alla truffa, dalla ricettazione al favoreggiamento personale, dalla bancarotta all’usura. Nella riproposizione sul piccolo schermo, però, la camorrista appare una vittima che ha il “coraggio”, appunto, di reagire. Così l’ha studiata e così ha cercato di interpretarla la bella Manuela. «Mi ha detto – dice la Arcuri a proposito della “vera” Maretta – che era una ragazza buona e cara, ma nessuno la doveva toccare, che l’impulsività faceva parte del suo carattere. Si è sempre ribellata». Soprattutto alla visione dell’Italietta degli anni ’50 per la quale “femmina” era sinonimo di cucina e faccende domestiche. «Le famiglie erano patriarcali e le donne non avevano libertà di uscire o di avere un fidanzato. Dovevano stare a casa e aspettare», conclude malinconica l’attrice di Latina. Ma sui social network la polemica non smette di montare. “Dopo la beatificazione di Pupetta Maresca, aspettiamo una fiction su Pietro Pacciani” è uno dei tanti twitter.