Quasi pronto il decreto svuotacarceri. Il residuo di pena si potrà scontare ai domiciliari per i reati meno gravi

Incassata la prima fiducia, il governo Letta continua a dovere affrontare i dossier Iva, Imu e lavoro senza tralasciare la partita europea, visto che  è “cruciale” che Letta non torni a mani vuote dal summit di Bruxelles. Al prossimo consiglio dei ministri di mercoledì dovrebbe approdare il decreto sulle carceri. Secondo il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri le divergenze di vedute con Alfano sono state appianate.  Il ministro ha poi escluso la possibilità che nel provvedimento possa essere inserito un emendamento relativo all’interdizione dai pubblici uffici, come riportavano alcune indiscrezioni di stampa. “Più che un emendamento fantasma direi un emendamento fantastico… “.

I piani su cui si sta lavorando sono comunque diversi, ma quello su cui si è dovuta trovare una mediazione tra Alfano e Cancellieri è la norma cuore del provvedimento, che dovrebbe far uscire dal carcere tra i 3 e i 4mila detenuti: quella sulla liberazione anticipata che amplia da tre a quattro anni il residuo di pena che i detenuti possono scontare ai domiciliari oppure comunque in luoghi diversi dal carcere e che dovrebbe essere applicata anche ai recidivi. Una norma potenzialmente in grado di far uscire dalle carceri anche gli autori di reati che creano allarme sociale, dalle rapine ai furti. Punto sul quale hanno molto insistito anche i sindacati di polizia, chiedendo tra l’altro che lo svuotacarceri non si trasformasse in un aggravio per le forze dell’ordine già sotto organico. Il compromesso che si sarebbe trovato è che la possibilità di scontare la pena residua, al massimo di quattro anni, ai domiciliari anche per i recidivi, venga concessa previa valutazione del magistrato di sorveglianza, evitando qualsiasi forma di automatismo.

Attualmente il giudice non può in prima istanza concedere i domiciliari anche ove ve ne sarebbero le caratteristiche rispetto alla tipologia di reato. Le modifiche che verranno introdotte consentono invece di sospendere l’esecuzione della pena in carcere per permettere al giudice di valutare l’applicazione immediata dei domiciliari per i casi di soggetti non pericolosi e per pene non elevate. Tale misura, secondo le prime stime, consentirebbe circa 5mila ingressi in meno all’anno in carcere.