Putin dice no alle adozioni dei bimbi russi da parte di coppie gay. Uno schiaffo alla Francia di Hollande

 

Dalla Russia con rigore. Da Mosca è arrivato il primo sonoro ceffone alla Francia di Hollande, che ha istituito di recente il matrimonio tra omosessuali.  La Duma  ha infatti approvato la  legge che vieta l’adozione di bambini russi da parte di coppie gay e single residenti in Paesi dove è stato legalizzato il matrimonio omosessuale. Ora il provvedimento deve passare in  Senato per l’approvazione definitiva, ma, se il buon giorno si vede dal mattino, è plausibile immaginare che l’unanimità raggiunta alla  “camera bassa”   sia di ottimo viatico per la deliberazione  dell’altro ramo del Parlamento. È una decisione di notevole impatto politico. Primo perché il provvedimento è stato “suggerito” dallo stesso  Putim, a riprova di quanto l’argomento sia a cuore al mondo politico e all’opinione pubblica della Russia. Tant’è che, sempre la Duma, ha recentemente  approvato una legge volta a ostacolare la diffusione dell’omosessualità. Il provvedimento che stabilisce infatti  il  divieto di «propaganda» gay diretta ai minori. E ciò  in nome dei «valori tradizionali».  L’altro motivo di importanza politica è che la legge sulle adozioni appare una sorta di «controffensiva ideologica» lanciata dalla Russia di Putin contro l’orientamento di quei  Paesi dell’Europa occidentale in cui stanno prendendo piede correnti politiche e di opinione pubblica favorevoli al matrimonio gay. È come se Mosca volesse marcare  la propria  differenza rispetto alla parte Ovest del Continente euroasiatico. E va registrato anche il  fatto, di non poco rilievo, che la Russia è uno dei maggiori Paesi da cui provengono oggi i bambini adottati.

Immancabilmente, dopo la diffusione della notizia sulla legge, è arrivata la protesta di alcune associazioni per la promozione dei diritti umani. Di fronte a questo tipo di protesta c’è però da rimanere un po’ sconcertati. Il concetto di human rights andrebbe infatti preservato da forzature e interpretazioni strumentali. Si può infatti parlare  di diritti umani quando sia realmente in gioco la vita, al sicurezza. l’integrità, la libertà e la dignità della persona contro ogni discriminazione o ingiusta limitazione. Ma come si fa a considerare “diritto umano” la richiesta delle coppie gay di adottare un bambino? In questo caso, il vero diritto appartiene al bambino, che deve poter crescere avendo come riferimento psicologico e morale la figura di una padre e quella di una madre. E, per i bambini adottati,  tale diritto deve essere  rafforzato, perché parliamo di persone che vengono, nella maggior parte dei casi, da situazioni si abbandono e solitudine  sofferte fin dalla più tenera età.