Processi e tarocchi: pm consultava la chiromante col cellulare di servizio, in arrivo una sanzione del Csm

Influenze astrali. Dubbi sentimentali. Problemi sul lavoro. Calcoli cabalistici da declinare alla smorfia napoletana per il gioco del Lotto, all’inseguimento di sogni di gloria numerica da coronare con un terno secco o con l’uscita di un numero ritardatario. Potrebbero essere stati questi i costosissimi argomenti delle conversazioni telefoniche intercorse tra una cartomante e un magistrato napoletano, decisamente interessato – e non solo per dovere professionale – ai misteri dei tarocchi, al culto della chiaroveggenza e all’indagine astrologica. Ma un pm si sa, più che al fascino della divinazione ce lo si immagina dedito al rigore dei codici che, è noto, poco spazio lasciano a misteriose interpretazioni e futuribili dissertazioni. E invece, proprio per aver telefonicamente interpellato gli astri con un telefono di servizio, il pm di Napoli Claudia De Luca, all’epoca dei fatti sostituto procuratore a Potenza, finirà sotto processo davanti alla sezione disciplinare del Csm: avrebbe compiuto sessantacinque telefonate a un servizio di cartomanzia, astrologia e previsioni del lotto, con il cellulare che veniva utilizzato nel suo ufficio per il turno di reperibilità; un traffico giudicato “anomalo” dal gestore della rete che perciò ha bloccato quell’utenza. La mole di telefonate sarebbe stata fatta in pochi mesi: tra il maggio e l’ottobre del 2003,  come riporta il capo di incolpazione a carico del magistrato, formulato dalla procura generale della Cassazione. Chiamate decisamente costose, visto che erano rivolte a un numero particolare, riferito a un servizio di cartomanzia, astrologia, previsioni del lotto, destinatario a tariffazione speciale. E se ad ogni scatto non ha sicuramente corrisposto una profezia, tra facili calcoli delle probabilità e ipotesi di presagio, è certo che venerdì prossimo il pm di Napoli dovrà essere sottoposta a procedimento disciplinare e rispondere di «uso improprio» del cellulare di servizio, che è stato anche «fonte di danno erariale», scrive la procura generale della Cassazione, che evidenzia anche il «pregiudizio per la reperibilità del magistrato di turno», che si è avuto in conseguenza della decisione del gestore della rete di bloccare quel numero. Traffico anomalo ed esubero di spesa: dati certi, non profetici. Come è acclarato il fatto che la vicenda è già costata al magistrato un procedimento penale per peculato, a Catanzaro. Chissà, invece, se per gli esiti del procedimento in corso il pm col pallino della preveggenza interrogherà gli astri…