Pippo Civati, il cacciatore di “Giuda” grillini che colleziona figuracce

Anche stamattina Pippo Civati era nel suo ufficetto personale – il primo divanetto della sala fumatori di Montecitorio, lato Transatlantico – impegnato nell’attività prediletta: aspirare sigarette e gettare fumo negli occhi dei suoi colleghi del Pd e dei giornalisti che lo assediano per strappargli aggiornamenti sul pallottoliere grillino. «Allora, Pippo, chi lascia, chi viene, sì, ma quanti ne sono?». E lui, con la spavalderia del generale Custer quando tranquillizzava sull’imminente arrivo dei Sioux a Little Big Horne, pronto a gettare lì numeri a casaccio: «Mah, una ventina, forse trenta, ma non bastano, che devo fare di più?».

Niente da fare. Da quando Civati s’è messo in testo di essere il Sai Baba del Parlamento in grado di attirare col suo carisma masse grilline a sè e indicargli la strada del buon governo con il Pd per cacciare Berlusconi e il Pdl da Palazzo Chigi, colleziona figuracce come solo Bersani era stato in grado di fare. Pippo se ne sta tutto il giorno a coltivare i mal di pancia dei Cinquestelle come un peperone imbottito che si propone a cena dopo il dessert. Poi si lamenta se Grillo s’incazza e gli dà del “cane da diporto del Pd”. Lui preferirebbe essere definito “pontiere”, è più fine, ma si sa che Beppe quando parte, parte, non sta lì a sottilizzare. L’ultimo capitolo del blog grillino è dedicato proprio a Civati, “Pippo non lo sa”, ed è tutto costruito su una parabola evangelica evocata per raccontare l’attività di “scouting” del giovane piddino che sogna il governo di “grillosinistra”: «In principio fu lo scouting tra i parlamentari a 5 Stelle. Fallì. Poi Gargamella (Bersani) disse a Pippo Civati “Vai e torna con senatori e deputati pentastellati”, lui andò. Parlò, affabulò, contattò, cenò…».

Vabbè, Grillo prosegue anche peggio, inutile infierire. La difesa di Civati, invece, è interessante: lui non nega di coltivare potenziali “traditori”, ma sostiene che in realtà sono loro, gli aspiranti Giuda a Cinque stelle, a chiamare lui. «C’è stato un solo invito, la scorsa settimana, e non da parte di dissidenti del M5S, ma di esponenti del M5S che erano curiosi di conoscermi ma a cena non ci sono andato…». Tanto è bastato per far piovere smentite: «Sta cercando di convincere perfino me», ha spiegato uno dei duri di Grillo, Manlio Di Stefano. Che conclude il suo post con un messaggio molto conciso, tutto per Pippo:  “Ihahiahia”. Pare che nel gergo della rete sia una risata, ma forse “Sai Baba” Civati, domani, nel suo ufficio, spiegherà a tutti che è il richiamo d’amore del passero grillino.

https://twitter.com/lucamaurelli