Persino Lilli Gruber tra gli invitati di Bilderberg: il club dei potenti punta all’operazione trasparenza

L’ex presidente del Consiglio Mario Monti, l’amministratore delegato di Telecom Franco Bernabé, l’amministratore di Intesa-Sanpaolo Enrico Cucchiani e la giornalista Lilli Gruber. Ci sono anche loro tra i partecipanti a “Bilderberg 2013”, che riunisce leader politici ed economici e che è stato spesso criticato per la sua segretezza. Come segnale di trasparenza però, quest’anno per la prima volta, gli organizzatori hanno previsto uno spazio recintato in cui possono sostare giornalisti e manifestanti, su un vasto prato ai piedi della collina dove invece sorge il resort The Grove, a Watford, nord di Londra, dove oggi si è aperto l’incontro che accoglierà i circa 140 invitati.

Tra gli invitati italiani (in tutto sette), anche personalità meno note al grande pubblico: Emanuele Ottolenghi, scrittore e accademico, Alberto Nagel, banchiere e manager, amministratore delegato di Mediobanca, già vicepresidente di Assicurazioni Generali. Tra le new entry anche Gianfelice Rocca, (secondo l’annuale classifica di Forbes Rocca è l’ottavo uomo più ricco d’Italia) presidente del Gruppo Techint, colosso industriale italo-argentino che vanta oltre cento società che operano in tutto il mondo. Fondato nel 1954, il Bilderberg è ufficialmente «una conferenza annuale concepita per favorire il dialogo tra Europa e Nord America». Ogni anno, scrive il sito dell’organizzazione «tra i 120-150 leader politici ed esperti dell’industria, della finanza, del mondo accademico e dei media sono invitati a prendere parte alla conferenza. Circa due terzi dei partecipanti provengono da Europa e nel resto del Nord America, un terzo dalla politica e di governo e il resto da altri campi. Il meeting, sostengono gli organizzatori, «è un riunione informale di discussioni sulle tendenze fondamentali e le grandi questioni che affliggono il mondo. Grazie alla natura privata della conferenza, i partecipanti non sono vincolati dalle convenzioni della carica o da posizioni prestabilite. Come tali, essi possono prendere tempo per ascoltare, riflettere e raccogliere spunti. Non vi è alcun ordine del giorno dettagliato, non risoluzioni vengono proposti, senza voti sono presi, e non le dichiarazioni politiche sono emesse». Alex Jones, regista e dj americano considerato un portavoce delle teorie complottiste, giunto fra i manifestanti che protestano contro il meeting ha tenuto una specie di comizio. È tra coloro che sono convinti che il club decida le sorti del pianeta con accordi sottobanco: a metà strada tra un loggia massonica e la Spectre dei film di 007. Da quest’anno, però, c’è anche un punto riservato agli accrediti stampa per dimostrare che l’attività è adamantina. Ma i complottisti non demordono. Del resto, il modo migliore per nascondere qualcosa non è metterlo in bella vista?