Papa Francesco: il Vangelo è contro il “politicamente corretto”

L’ipocrisia non parla il linguaggio della verità. Il cristiano deve usare un linguaggio mite, ma il vangelo ci insegna che si deve dire “sì sì e no no”. Il linguaggio “zuccheroso” non ci appartiene. Così si è espresso Papa Francesco durante la messa nella cappella della Domus Santa Marta, alla presenza del direttore generale e del presidente della Rai. Che il Papa si riferisse esplicitamente al linguaggio del politicamente corretto è stato chiarito da lui stesso senza possibilità di equivoco. Non ha ritenuto necessario entrare nello specifico, non ha fatto esempi, ma il messaggio è chiaro. I suoi collaboratori segnalano che l’intervento di oggi va considerato un passo ulteriore rispetto ai chiarimenti recenti fatti dal Pontefice su ciò che va inteso sotto il termine di “corrotti”, estendendolo a tutti coloro che «presentano il Male come se fosse il Bene». I vaticanisti cominciano a formarsi l’idea che la serie di “segnali” che sta dando il Papa, reclutato ancor prima di manifestare il suo pensiero nelle ampie fila dei “progressisti”, si concluderà con dichiarazioni esplicite sugli argomenti che oggi occupano il dibattito politico in termini che lasceranno delusi quelli che avevano festeggiato il cambio della guardia in Vaticano come una sconfitta della Chiesa “omofoba”. Chi era così folle da aspettarsi da un Papa un endorsement sui matrimoni gay, ad esempio, è probabile che resterà deluso. Ma l’appello del Santo Padre ai cristiani perché parlino con la semplicità dei fanciull va ovviamente ben oltre le questioni in fin dei conti marginali degli “orientamenti sessuali”. L’invito a chiamare le cose con il loro nome significa che sui valori non si debbono fare meline, non si fanno sconti e non c’è spazio per le ipocrisia. E questo significa in particolare che sono i cattolici che si debbono adeguare ai principi della Chiesa e non la Chiesa, come invece hanno sostenuto in troppi per troppi anni, che deve andare incontro alle paturnie e ai mal di pancia di questo o quello. Essere cattolici non è un obbligo e non sta scritto da nessuna parte che debba essere un percorso comodo. Una cosa o è giusta o è sbagliata. E questo vale anche per i non cattolici.