Padrino, cupola e clan come in Cosa nostra: a Torino la mafia parla romeno

Droga, prostituzione, usura e riciclaggio. La squadra mobile di Torino e il Servizio Centrale Operativo della polizia hanno smantellano un’organizzazione criminale romena dedita a questi e a numerosi altri reati. Diciassette le ordinanze di custodia cautelare, quindici delle quali sono state eseguite nell’ambito di una operazione destinata a fare scuola: per la prima volta in Italia, infatti, viene contestata l’associazione mafiosa a un gruppo romeno. L’indagine è scattata nell’aprile dello scorso anno, dopo il tentato omicidio di Eugen Paun, detto “il padrino”, da parte di un gruppo di albanesi. Una aggressione violenta, a coltellate e colpi di pistola, dietro la quale si nascondeva un regolamento di conti. Appostamenti, intercettazioni ambientali e telefoniche hanno infatti permesso agli investigatori di appurare che Paun era uno dei vertici dell’organizzazione criminale romena. A guidarla da una cella del carcere delle Vallette, dove era stato rinchiuso nel 2011 per tentato omicidio, Viorel Oarza, 37 anni. Sotto di lui una vera e propria cupola, organizzata gerarchicamente come le principali cellule mafiose: dal generale Oarza, appunto, agli schiavi, il grado più basso, passando per soldato, nipote e freccia.

Ognuno di loro aveva una croce maltese tatuata sul corpo, il simbolo di appartenenza al gruppo, e un compito specifico: c’era chi si occupava di spacciare la droga e chi di conservarla, chi controllava la prostituzione, chi clonava le carte di credito e contrabbandava tabacchi lavorati e chi prestava il denaro a tassi da usura. Per un debito da 500 euro bisognava restituire all’associazione 200 euro in più per ogni settimana. Particolarmente redditizio anche il mercato dei buttafuori, che venivano imposti ai loro locali notturni – due dei quali sono stati sequestrati. Lì, per altro, dovevano esibirsi i cantanti romeni in tour a Torino, altrimenti subivano violenze e vere e proprie multe per essersi esibiti altrove. I proventi delle attività illecite venivano investiti in Romania, nell’acquisto di immobili o per “comprare” giovani donne da avviare alla prostituzione anche attraverso il web. L’indagine, grazie alla collaborazione con le autorità romene, ha portato anche all’arresto, in Romania, di un pericoloso latitante, ricercato da otto anni per violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione.