Ora Cesa strizza l’occhio a Renzi. Ma, con la politica dei “due forni”, potrebbe finire arrostito

Anche se sono ridotti al lumicino, il sogno di far rinascere un “grande centro”,  come ai bei tempi del pentapartito, quelli dell’Udc non lo perdono davvero.  È così che Lorenzo Cesa segretario del partito dello Scudocrociatopensa  di mettere a soqquadro il mondo politico facendo intendere la sua disponibilità a dialogare con Renzi. «Non abbiamo nessuna preclusione –ha detto Cesa a margine di un convegno a Firenze – né con Renzi né con altri». La visione del segretario dell’Udc è chiara (almeno così sembra): «Una volta che avremo ricostituito la nostra area, andremo a confrontarci con i programmi». Tradotto dal vetero politichese in italiano corrente, significa che l’Udc intende guardarsi in giro prima di impegnarsi con chicchessia: la parola “programmi” sta infatti per “poltrone”. Mani libere e occhi bene aperti. «Non mi sembra che sia il momento di parlare di collocazione, è il momento di parlare  di cosa  fa l’Udc». E che cosa fa l’Udc? «Vogliamo essere il perno forte forte e solido di un’area di centro moderata». Anche qui, tradotto dal veteropolitichese, significa che l’Udc vuol aggregare a sé altre forze (pardon, altre debolezze) prima di andare alle trattative in vista delle prossimi appuntamenti elettorali. Sul ritorno di Forza Italia, Cesa usa toni insolitamente tranchant: «È un ritorno al passato,  e non mi sembra che ci sia una grande novità nel denominarlo Forza Italia o Pdl», beccandosi con ciò una bordata da Daniela Santanché: «Berlusconi ha carisma e lo ha conservato intatto negli anni. Non mi pare si possa dire altrettanto per il leader del partito di cui Cesa è segretario». Ma le “mani libere” dell’Udc possono sempre portare a soluzioni imprevedibili. Perché non si sa se, alla fine, l’Udc si schiererà con il centrodestra o  con il centrosinistra. Cesa applica , in definitiva, la  storica linea andreottiana dei «due forni». Solo però che, questa volta, in cottura ci potrebbero finire proprio lui. E il suo “grande” centro.