Ok dell’Ecofin al “fallimento ordinato” delle banche: non saranno gli Stati a pagare

Ci sono volute due notti di negoziati ma alla fine i ventisette ministri delle finanze della Ue hanno raggiunto un accordo sulle regole da applicare in caso di fallimenti o liquidazione di banche in crisi. Dopo il caso Cipro, a livello europeo si è sentita la necessità di regolamentare la materia, le posizioni inizialmente erano distanti ma alla fine si è riusciti a trovare un’intesa: il meccanismo varato e definito “fallimento ordinato” delle banche consentirà di far fare default agli istituti senza pesare sulle finanze degli Stati e senza mettere a rischio la stabilità finanziaria. «È un buon compromesso nella direzione dell’unione bancaria, contribuisce a spezzare il circolo vizioso tra rischio sovrano e rischio bancario», ha commentato su Twitter il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni al termine dell’Ecofin. L’accordo «aumenta la stabilità finanziaria in Europa», ha sottolineato il collega francese Pierre Moscovici. Il meccanismo, ha spiegato Saccomanni, è «un sistema di tutela dei risparmiatori che combina un quadro armonizzato con flessibilità necessaria a tener conto di specificità nazionali». In pratica, si è trovato un compromesso tra chi come Francia e Gran Bretagna volevano più flessibilità, cioé la possibilità di scegliere da soli a chi far pagare il conto delle banche che falliscono, e quelli come la Germania che invece volevano regole uguali per tutti. Secondo il ministro irlandese Micheal Noonan, l’accordo «ci porta dal “bailout” al “bail-in”», ovvero dal salvataggio da parte degli Stati alla suddivisione delle perdite all’interno della banca stessa, «tutelando così i contribuenti». In base al meccanismo definito, quando una banca fallisce, a rimetterci saranno in prima battuta gli azionisti, poi gli obbligazionisti meno assicurati, e infine i depositi, fatti salvi quelli sotto i centomila euro che sono garantiti da una direttiva europea. Soddisfatto anche il commissario Ue al mercato interno Michel Barnier, autore della direttiva originale, che ora vuole anche il via libera del Parlamento Ue entro l’anno. Soddisfatto Antonio Patuelli, presidente dell’Abi: «Dopo l’accordo raggiunto l’Unione bancaria europea è sicuramente più vicina. Questo era uno dei pilastri più complessi da realizzare. Quella raggiunta è una soluzione equilibrata, condivisa anche dal nostro ministro Saccomanni». A proposito della possibilità che, con le nuove regole, aumenti la stabilità finanziaria di tutta l’eurozona, Patuelli ha affermato che «il caso di Cipro è stata un’eccezione. Queste regole comporteranno non solo maggiori responsabilità da parte dei singoli soggetti bancari e finanziari e dei singoli organismi di vigilanza, ma porteranno anche maggiore consapevolezza da parte dei cittadini risparmiatori».