Nel fine settimana Grillo ha scomunicato anche la Boldrini e Vendola. Ora gli resta solo Casaleggio…

Continua il “rosario” delle rotture eccellenti tra Beppe Grillo e le personalità con le quali pure aveva dimostrato una certa affinità. Nel fine settimana ne ha fatti fuori due. In ultimo Nichi Vendola: «Grillo sa solo insultare e offendere, senza rispetto né per le persone né per le Istituzioni democratiche. Piena solidarietà a Laura Boldrini». Il leader di Sel interviene chiamato in causa dall’ex comico, che inveiva contro la Boldrini. Insomma, in primis fu la Gabanelli, poi Rodotà, poi la presdente della Camera  e quindi il leader di Sel. Il record delle rotture. In rapidissima escalation, in un crescendo rossiniano,  il leder del Movimento 5 Stelle va in rotta di collisione con chiunque risponda ai suoi insulti.  Dalla «tomba maleodorante» – il Parlamento – a chi questa “tomba” presiede, Laura Boldrini, il passo è stato breve. «La Boldrini, “nominata” alla Camera per grazia di Vendola, ha un piccolo problema. Non legge le mie dichiarazioni o, cosa più grave, non è in grado di capirle». Così aveva scritto Grillo in un post, che come indirizzo internet reca  “Boldrini-la-principessa-sul-pisello”. «Studi la Costituzione, cara Boldrini», terminava la dedica di Grillo all’ex poetavoce Onu per i rifugiati, che naturalmente gli aveva risposto in maniera dura: «Le dichiarazioni di Beppe Grillo, scomposte e offensive, tendono di nuovo a colpire il Parlamento e quindi la democrazia. Sono dannose per il Paese, per la sua immagine all’estero, per chi lavora a rinnovare le istituzioni rendendole più sobrie, efficaci e trasparenti».

Grillo sta continuando a farsi del male tra l’altro in un momento di basso indice di gradimento da parte dei suoi, degli stessi deputati grillini tra i quali aumenta la schiera degli insoddisfatti, dopo il comunicato stampa con cui sono stati attaccati i primi due fuoriusciti, Furnari e Labriola. Mentre l’ortodossia Grillo-Casaleggio scricchiola su questioni di piccola bottega, a Firenze in un intervista al “decano” Scalfari il presidente Giorgio Napolitano non usa perifrasi nell’invitare le forse politiche a guardare alto per il bene del Paese e soprattutto a non distruggere quanto fatto finora. «Abbiamo avuto un momento terribile d’incertezza sulla possibilità di dare un governo all’Italia. E abbiamo assistito a qualcosa a cui non avevamo mai assistito. Io ho vissuto tante elezioni, ricordo i 16 scrutini per Pertini e i 23 per Leone ma mai si era avuto il senso dell’impotenza parlamentare e istituzionale. E allora ho detto di sì, per senso delle istituzioni». E mette in chiaro che bisogna ora «trovare un’intesa sul terreno delle regole e delle riforme, soprattutto quella elettorale. Sento balenare la preoccupazione che questa alleanza possa durare troppo o addirittura per l’eternità e resto stupefatto. È chiaro che a un certo punto ciascuno riprenderà la sua strada ma le riforme vanno fatte, a cominciare da quella elettorale. Perché, dice, «se ognuno adesso sventola la sua bandiera io non sono intenzionato a rivivere l’incubo di quei mesi».