Napolitano rende omaggio a Colombo, l’ultimo dei padri costituenti

«Con lui scompare uno dei più lucidi protagonisti della vita pubblica a e istituzionale italiana». È unanime il giudizio del mondo politico all’indomani della scomparsa di Emilio Colombo, l’ultimo dei padri costituenti rimasto in vita. Presidente del Consiglio, più volte ministro, europarlamentare, senatore a vita «per aver illustrato la patria con altissimi meriti nel campo sociale», Colombo è morto ieri a Roma all’età di 93 anni. Nato a Potenza l’11 aprile 1920, laureato in giurisprudenza e proveniente dalla Gioventù di Azione Cattolica, fu eletto all’Assemblea Costituente a soli 26 anni, con poco meno di 21mila voti di preferenza. «A De Gasperi ho dato sempre del lei. Anche a Togliatti», aveva confessato in una recente intervista, confermando i tratti sobri del suo carattere e l’eccezionalità della sua storia personale. Colombo ha attraversato da protagonista tutta la storia politica italiana del secondo Dopoguerra e anche parte di quella europea, ricoprendo incarichi di primissimo piano. Era entrato giovane nelle file della Democrazia Cristiana, partito in cui ha militato fino allo scioglimento. È stato sottosegretario con De Gasperi, Pella, Fanfani e Scelba, ministro con Segni, Fanfani e e Tambroni. Ha presieduto il governo dal 6 agosto 1970 al 17 febbraio 1972 ed è stato presidente del Parlamento europeo. In campo europeo, ebbe un ruolo importante nei negoziati con la Francia all’epoca della politica della “sedia vuota” inaugurata da De Gaulle: nel 1979 fu rieletto al Parlamento europeo con circa un milione di voti di preferenza. Nel 1977 divenne presidente dell’assemblea Ue e fu riconfermato nel 1979, anno in cui gli fu assegnato il premio “Carlo Magno”, attribuito ogni anno proprio all’uomo politico che contribuisce di più al processo d’integrazione europeo. “Profetica” la sua interpretazione della crisi economica globale alla quale – disse nel suo intervento a Losanna nel 2011 – si deve rispondere con più Europa. «L’Europa deve affrontarla con consapevolezza unitaria, respingendo l’illusione di scorciatoie affidate a sodalizi fra singoli Stati». L’unica “sfortuna” di una vita politica eccezionale è stata la mancata elezione al Parlamento del 2001: candidato come indipendente con Democrazia Europea, ottenne oltre undicimila voti (il 15,3 per cento) ma non furono sufficienti. Due anni dopo, però, la nomina a senatore a vita gli restituì tutto con gli interessi. Poco fa il presidente Giorgio Napolitano si è recato nella sua abitazione romana per rendere omaggio alla salma del senatore a vita.