Napoli, ragazza albanese massacrata di botte e chiusa in un sacco dell’immondizia

Massacrata a calci e pugni, legata, imbavagliata e chiusa seminuda in un grosso sacco della spazzatura e abbandonata lì, sul pavimento di un pianerottolo al primo piano di un edificio nella centralissima via dei Tribunali a Napoli, dove la ragazza – una ventiquattrenne di nazionalità albanese Toska Xhuli –  viveva con il compagno. Trovata dalla polizia ieri sera, allertata da un vicino di casa accortosi che c’era qualcuno in quel sacco della spazzatura, è stato immediatamente chiamato il 118. Urgentementericoverata nel reparto Rianimazione dell’ospedale Loreto Mare, dove, nel corso della notte, è stata sottoposta a un intervento chirurgico: la giovane ha riportato gravi ferite all’addome e alla testa. I medici le hanno riscontrato una perforazione del polmone, lo spappolamento della milza, lesioni interne varie, un trauma cranico facciale ed ecchimosi e contusioni multiple sul corpo. La prognosi è riservata: la ragazza  lotta tra la vita e la morte. Del resto, quando è stata ritrovata chiusa nel sacco, la situazione è apparsa da subito drammatica: viso tumefatto, l’addome quasi spappolato, la ragazza respirava ancora, ma appesa a un disperato soffio di vita. Non si sa chi l’ha aggredita e, naturalmente, non si sa cosa abbia scatenato una simile violenza: dalle prime indiscrezioni che circolano in queste ore, risulterebbe che chi l’ha brutalmente picchiata, forse a mani nude, l’avrebbe messa nel sacco perché convinto che fosse già morta. Fra le ipotesi al vaglio della Squadra Mobile della Questura di Napoli, che per tutta la notte ha compiuto accertamenti e riscontri, non tralasciando alcun indizio e non escludendo alcuna pista, quella che prende sempre più corpo di ora in ora, è che l’aggressione sia maturata in ambito sentimentale. La ragazza viveva nel basso napoletano con un connazionale che al momento – da quanto si è evinto dalle prime indagini – è irreperibile. Se questa agghiacciante ipotesi trovasse rispondenza nei fatti, quello di ieri sarebbe dunque l’ennesimo episodio contro le donne a Napoli dove, nel 2013 – estendendo il dato anche alla provincia – ci sono stati già quatto omicidi, due ad opera dei figli e uno da parte del compagno. Ma anche senza arrivare alle conseguenze estreme dell’assassinio, aumentano esponenzialmente i casi di violenza domestica contro le donne, come l’ultimo riportato nelle scorse settimane in primo piano dalle cronache – tanto per rimanere in ambito campano – dell’ex aspirante miss selvaggiamente picchiata dal fidanzato con cui vive nel casertano. Una quotidianità di maltrattamenti sfociata poi nel ricovero e culminata anche quella volta in un intervento chirurgico, concluso con l’asportazione della milza: eppure in quel caso il carnefice è stato incredibilmente difeso dalla vittima a spada tratta, fino al punto da ritirare la denuncia di quanto accaduto; cosa che ha indotto il legale della parte lesa, che ne avrebbe dovuto tutelare i diritti, all’abbandono del caso. Un caso a cui oggi si aggiunge la tragedia della giovane albanese massacrata e buttata come spazzatura in un sacco, emblematico ed allarmante segno dell’escalation di odio che alimenta un fenomeno la cui portata è in continuo aumento, e che di volta in volta acquisisce nuovi inquietanti connotati e progressive degenerazioni.