Morì per evitare alla compagna lo stupro. Condannati all’ergastolo i tre rapinatori di Perugia

In un paese normale Luca Rosi sarebbe un eroe civile. Del suo nome, invece, le cronache hanno già perso memoria e traccia. L’occasione per ricordarlo, oggi, arriva dalla sentenza emessa oggi dal tribunale di Perugia che ha condannato all’ergastolo con il rito abbreviato tre romeni, Iulian Ghiorghita, Aurel Rosu e Dorel Gheorghita, accusati di averlo ucciso a colpi di pistola. Luca aveva 38 anni, ed era un impiegato di banca, una persona come tante che si è trovata nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Nel corso di una rapina nella villa dei suoi genitori, il 2 marzo 2012 a Ramazzano, periferia nord del capoluogo umbro è stato ammazzato come un cane. I tre romeni condannati all’ergastolo vennero arrestati dai carabinieri nell’arco delle due settimane successive al fatto. Nella rapina di Ramazzano ad agire erano stati tre banditi, a volto coperto e armati di pistole. Nella casa in quel momento si trovavano Luca (che non viveva con i genitori ma era passato a trovarli), la madre, il nipote di otto anni e la compagna del bancario. Rosi aveva tentato di reagire pur avendo le mani legate dietro alla schiena, dopo che uno dei sequestratori si stava apprestando a violentare la compagna di Luca. Lo avevano prima ferito e poi colpito mortalmente nonostante si fosse rifugiato in una camera.

«Omicidi di questo genere non devono più accadere. La sentenza è giusta ma la nostra vita è distrutta», ha commentato con i cronisti Maria Grazia Rosi, la sorella di Luca. «La pena è proporzionata – ha detto Maria Grazia uscendo dal tribunale – In Pakistan o in Cambogia avrebbero risolto diversamente ma viviamo in uno Stato democratico e dunque va bene così». Il padre del bancario, Bruno, ha detto di essere «soddisfatto per le condanne». «È quello che speravamo: giustizia è fatta» ha concluso la madre Ilvana, in lacrime. Venti anni di reclusione sono stati invece inflitti al presunto basista della rapina, Catalin Simionescu, anch’egli romeno. Il giudice per l’udienza preliminare Lidia Brutti ha letto il dispositivo di sentenza al termine di una camera di consiglio durata quasi cinque ore. Nessuno degli imputati era presente in aula.