Mantica: perché l’artificiere parla solo ora? Sulle stragi italiane la verità è un miraggio

Che l’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga «sapesse tutto» (e non dovesse certo attendere la telefonata «ufficiale» di Morucci e Faranda sull’esecuzione di Moro, ndr) è «un’antica convinzione» di Alfredo Mantica, un passato “anche” da componente la commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi. Il picconatore era in ottimi rapporti con i Servizi segreti, «veniva informato in via diretta… ». Sapeva della Renault 4 in via Caetani prima della telefonata? «Non è da escludersi, ma ancora più grave la falsa notizia del corpo di Moro nei pressi del lago della Duchessa». A sorprendere Mantica, semmai, è la memoria tardiva dell’artificiere Raso che, dopo 35 lunghi anni, oggi svela un “dettaglio” sconosciuto – non proprio irrilevante – confessando di essersi recato nel luogo del ritrovamento del cadavere del segretario democristiano quasi due ore prima della rivendicazione delle Br. Perché non ha parlato prima?

Anche certe amnesie improvvisamente rimosse, magari in vista della pubblicazione di un libro-choc è un vezzo tutto italiano. «Che non aiuta la ricerca della verità», dice l’ex sottosegretario alla Difesa, «il caso Moro è costellato di ombre e lati oscuri», magari coperti ed esorcizzati con esilaranti testimonianze, «basta pensare alle testimonianze di Romano Prodi sulla partecipazione a una seduta spiritica durante la quale il piattino avrebbe segnalato i luogi della prigionia di Moro». E ancora « possibile che il Mossad non sapesse nulla della vicenda? Perché si è ignorata quella pista?», chiede Mantica, il cui attivismo in commissione stragi è agli atti. Interrogazioni, richieste di audizioni, pressing per la riapertura dell’affaire Moro alla luce degli intrecci con i Servizi. «Se il Mossad,  “arruola” Franceschini, significa che esisteva un interesse dell’intelligence israeliana a favore dell’instabilità in Italia. O no? Troppe verità devono ancora uscire  – continua l’ex senatore del Pdl – ogni tanto spunta una pista. Si è anche parlato di una fantomatica moto a via Fani, che non faceva parte del commando. Mandata dai Servizi a controllare l’operazione».

Ma nessuno tira le somme, le commissioni parlamentari d’inchiesta sui misteri d’Italia e la stagione delle stragi “storicamente” non hanno portato a nulla di fatto. Hanno lambito, sfiorato la verità, forse. «Sembra una maledizione, perché tutti si fermano ai particolari e nessuno risale alla ragione politica. Nessuno va oltre le ricostruzioni materiali dei fatti, che pure sono importanti per l’accertamento delle responsabilità penali. Perché hanno rapito Moro che aveva avviato la prima apertura con la sinistra di Berlinguer? È stata la vittima sacrificale per consentire il via libera alla stagione andreottiana delle larghe intese con il Pci?». Ma si potrebbe andare avanti con la bomba a piazza Fontana, la straga alla stazione di Bologna, Ustica… «Negli altri paesi le commissioni d’inchiesta sono roba molto seria, negli Usa vanno fino fondo», punta l’indice Mantica.

Le rivelazioni di oggi dell’artificiere Raso (che per primo aprì il bagagliaio della R4), misteriosamente mai interrogato dagli inquirenti, confermano «una tendenza all’omertà, al “chissenefrega” che persiste», insiste Mantica appellandosi a un maggiore senso civico, «chissà quanti testimoni come lui vivono nel silenzio, in questa omertà diffusa…». Per non parlare poi degli intrecci accertati gli ambienti eversivi e terroristici ai campioni dell’intelligenza e ai big del mondo accademico. «Ricordo Lanfranco Pace molto attivo come pontiere di possibili trattative con Morucci e Faranda, quando chiesi lumi su come potesse realizzarsi l’incontro, con quali garanzie, lui mi disse candidamente che poteva svolgersi a Roma, che li avrebbe portati a casa di un noto intellettuale». Non è un mistero che attorno ai processi di terrosimo pullulino zone grigie dove hanno giocato un ruolo determinante insigni accademici e luci menti, sinceramente democratiche. Questa sì, è una verità acclarata.