L’idea della Mussolini contro il turismo sessuale: «Le agenzie di viaggio segnalino i clienti sospetti»

L’organizzazione si chiama Ecpat (la sigla sta per End Child Prostitution Pornography and Trafficking) e combatte in tutto il mondo la prostituzione minorile e il turismo sessuale a danno di minori. Dagli ultimi dati forniti dall’Ecpat, ogni anno circa ottantamila italiani vanno alla ricerca di sesso con minori all’estero, sfruttando la miseria delle popolazioni locali. Anche sulla base di questi numeri allarmanti e, in vista dell’inizio delle vacanze estive, Alessandra Mussolini lancia la sua provocatoria proposta per arginare il fenomeno.  «È necessario – dice la senatrice Pdl –  allertare le agenzie di viaggio  quando si imbattono in uomini single, magari di una certa età, che vanno in questi Paesi ad alto tasso di turismo sessuale. Dovrebbero segnalare questi casi, in maniera tale che vengano rafforzati i controlli». Occorre poi a detta della senatrice del Pdl una task force tra i ministeri degli Esteri, Interni e Giustizia perché, come dice, «le leggi ci sono ma non c’è un controllo efficace. E allora tutto si vanifica».

La Mussolini, presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia nella scorsa legislatura, sa bene che l’idea suona provocatoria e può essere ritenuta «illiberale», ma fa pure i conti con i numeri dell’«emergenza»  e cita a conferma della sua tesi l’episodio di cronaca dei giorni scorsi. Un sessantenne milanese, dedito a viaggi sessuali in Thailandia, viveva con un bambino di 10 anni di origine thailandese che aveva portato in Italia dopo aver falsamente attestato di esserne il padre all’ambasciata di Bangkok e averlo fatto naturalizzare. «La legge esiste già, ma il problema è che esistono anche gli orchi. Uno che arriva a prendere un bambino come merce dovrebbe finire direttamente in carcere ». Dovrebbe, appunto perché  «la magistratura concede attenuanti, permessi premio e dopo un po’ l’orco esce di prigione» e così, conclude la parlamentare di centrodestra, «la discrezionalità del giudice nel comminare le pene vanifica la legge».