Libia nel caos: nuovo attentato (senza vittime) all’ambasciata italiana

La Libia non fa eccezione: tutti i Paesi in cui il “tiranno” è stato cacciato, stanno peggio di prima, dall’Iraq, all’Afghanistan, alla Libia. Oggi la Farnesina si deve essere accorta che la Libia non è proprio pacificata del tutto: una bomba piazzata sotto un’auto dell’ambasciata italiana a Tripoli è esplosa distruggendo il veicolo vicino alla sede diplomatica. Lo ha riferita Libya Herald aggiungendo che nessuno è rimasto ferito. «L’autista ha notato un tubo che sporgeva dalla parte posteriore del veicolo», ha riferito un funzionario dell’ambasciata al giornale libico. L’autista e un diplomatico che stava viaggiando con lui sono usciti dal veicolo e hanno raggiunto l’ambasciata, prosegue il giornale. Venti minuti dopo, c’è stata l’esplosione, verso alle 16.30. «Non è stata una grossa esplosione, probabilmente una bomba alla gelatina, ma ha distrutto il retro dell’auto. Se qualcuno fosse stato all’interno del veicolo in quel momento, sarebbe rimasto ucciso», ha aggiunto il funzionario. Anche la Farnesina ha confermato che non ci sono state vittime, aggiungendo che sul posto si stanno facendo tutte le verifiche del caso. Le misure di sicurezza dell’ambasciata italiana a Tripoli saranno «verosimilmente rafforzate», riferiscono sempre fonti della Farnesina. Lo scorso gennaio l’allora console italiano a Bengasi, Guido De Sanctis, uscì illeso da un attacco armato contro la sua auto. A Tripoli in aprile un’autobomba colpì l’ambasciata francese, ferendo un gendarme e alcuni civili libici. Molte ambasciate hanno ritirato il personale non necessario. La Libia è nel caos più totale, le armi degli arsenali di Gheddafi sono andate ai peggiori gruppi terroristi del mondo e la guerra civile non è ancora finita. Come dimostra il fatto che stamattina il Congresso nazionale, il parlamento libico, ha chiesto al governo di accelerare, anche ricorrendo alla forza, il processo di dissoluzione delle «milizie armate illegali che minacciano l’autorità dello Stato». Le milizie illegali dovranno, secondo la nota del parlamento, essere completamente smantellate entro la fine dell’anno. La risoluzione del Congresso nazionale contiene, inoltre, il mandato affidato alla procura generale di svolgere una inchiesta su quanto accaduto sabato a Bengasi, dove è stato attaccato da civili il quartiere generale della milizia “Scudo della libia”, con un bilancio, ancora provvisorio, di 31 morti e un centinaio di feriti. L’attacco ha indotto alle dimissioni il capo di stato maggiore delle forze armate, il generale Yussef al-Mangoush, rimpiazzato provvisoriamente dal suo vice, il generale Salem Kanidi. Secondo la stampa locale, le dimissioni di al-Mangoush hanno anticipato la decisione del Parlamento, che intendeva destituirlo. Insomma, siamo in pieno clima insurrezionale.