Le senatrici Pdl presentano la loro legge contro il femminicidio: «Ma la battaglia è soprattutto culturale»

Contro il femminicidio scendono in campo le senatrici del Pdl. Il disegno di legge, presentato oggi in una conferenza stampa a Palazzo Madama, prima firmataria Alessandra Mussolini, intende frenare quella che Annamaria Bernini ha definito «una vera e propria mattanza». L’urgenza dell’iniziativa, spiegano le nove senatrici intervenute alla Sala Nassiriya, è confermata dalle statistiche «Ogni due giorni viene uccisa una donna» e, tra le vittime, sostiene la senatrice Alberti Casellati, l’87 per cento aveva chiesto aiuto in precedenza. La proposta, spiega la Mussolini, intende «andare oltre la repressione dei crimini legati alla sfera sessuale o sentimentale» e «inasprire le pene contro ogni forma di violenza sulle donne», includendo una tutela per le donne anche per altri tipi di violenza, come «lo stupro, il matrimonio forzato, i delitti commessi in nome del cosiddetto onore e le mutilazioni genitali femminili». In particolare la legge prevede l’aumento delle pene da un terzo fino alla metà per i reati commessi ai danni di donne «tali da provocare sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica».

«Tutte le donne italiane stanno aspettando che il Parlamento faccia qualcosa», dice Anna Cinzia Bonfrisco. La senatrice Pdl auspica anche «l’istituzione di una commissione d’inchiesta» su questo fenomeno che non va relegato in un ambito che riguarda solo fasce sociali disagiate. «Le donne che ci vengono a chiedere aiuto appartengono spesso dall’upper class – spiega Claudia Dal Brollo, presidente dell’Associazione “Il male minore” che si occupa di diritti dei minori, in particolare quelli coinvolti nelle separazioni  –  e le denunce per maltrattamenti spesso cadono nel vuoto perché minimizzate». Il provvedimento, che fa da corollario alla Convenzione di Istanbul contro il femminicidio, «deve avere un iter veloce» incalza Paola Pelino, mentre Eva Longo precisa «che sarà aperto agli emendamenti» di tutti i gruppi, «purché si arresti la mattanza».  Una battaglia, secondo Emanuela Repetti «prima di tutto culturale». Le fa eco Maria Rizzotti: «Anche titoli come “Lei lo lascia, lui la uccide” fanno parte di questa cultura dove il messaggio subliminale è: se non lo lasciava, era ancora viva». Ma la stessa Bonfrisco non si fa illusioni: «Questa mentalità non si cambia per legge».