Le crisi internazionali ci assediano, ma per noi esistono soltanto l’Iva e l’Imu. Siamo fuori dalla storia

Si ha talvolta l’impressione che quello che accade nei pressi dell’Italia e dell’Europa non ci interessi, come se non fossero fatti nostri, insomma. Concentrati sui problemi economici che ci affliggono, non riusciamo a vedere quanto si muove intorno a noi e che, alla lunga, avrà certamente ripercussione sui nostri destini, compresi naturalmente quelli finanziari e sociali. Miopia? Non è una patologia nuova della politica italiana ed ora di quella europea. A parte la Francia e la Gran Bretagna, si ha l’impressione che il “vicinato” sia chiuso alle preoccupazioni dei nostri governanti.

Certo, se dal primo luglio ci sarà – e ci sarà certamente, nonostante le banali “rassicurazioni” di qualcuno – l’aumento di un punto dell’Iva è inevitabile che peggiorerà la nostra economia, che il costo della vita salirà vertiginosamente, che i commercianti saranno costretti prima ad aumentare i prezzi e poi magari a ridurre ancora le spese del personale, fino alla chiusura in alcuni casi. Il ministro Zanonato è stato esplicito al riguardo. E, pur se ha usato toni meno allarmanti, il suo collega Saccomanni ha fatto capire che i soldi per la riduzione o l’abolizione dell’Imu non ci sono proprio. Ecco: i due asset del governo Letta vengono meno. E allora?

Allora la parola passa a chi il governo lo sostiene e vede vanificate le promesse sulle quali è sorto. Con tutte le conseguenze del caso.

Si dirà che di fronte a problemi di questa natura, non ci si può proprio occupare di quanto succede nel Mediterraneo, nel Medio Oriente e dei grandi scenari che si aprono in aree di crisi vicino a noi. E’ un errore madornale. Poiché di fronte ai problemi della sicurezza e della stabilità internazionale tutto dovrebbe passare in secondo piano poiché da questi dipende anche la condizione interna agli Stati che, a diverso titolo, sono legati alle faccende “esterne” al cortile domestico.

Si parla poco di Siria, per esempio. E mentre attendiamo notizie sperabilmente rassicuranti di Domenico Quirico, l’inviato de La Stampa sparito da oltre due mesi che pochi giorni fa ha fatto sentire la sua voce ai familiari, ma del quale si sono perse le tracce, veniamo a sapere che il regime di Bashar al Assad ha fatto uso di armi chimiche contro i ribelli. Prima il presidente francese Francois Hollande, ieri il senatore americano John McCain, già candidato repubblicato alla Casa Bianca, hanno annunciato che le milizie governative hanno utilizzato gas sarin mettendosi nella condizione di essere attaccati, su mandato dell’Onu naturalmente, da una coalizione internazionale (ed è prevedibile nei prossimi giorni una risoluzione in tal senso) con prevededibile estensione del conflitto al quale non sarà certamente estraneo l’Iran che oggi si reca a votare per il nuovo presidente della Repubblica islamica. A Teheran, comunque vadano le cose, il potere continuerà a restare nelle mani della Guida Suprema Alì Khamenei, ma questo non rassicura l’Occidente. Tanto i cosiddetti riformisti che i cosiddetti conservatori hanno un’idea del loro Paese e del ruolo che dovrebbe esercitare nell’area che dovrebbe preoccuparci ed invece sembra proprio che, almeno come eurpei, non ce ne diamo per intesi.

La Turchia è sull’orlo del precipizio. Nessuno può dire quali saranno gli sviluppi della rivolta contro Erdogan. Si spera, ovviamente, in una ricomposizione. Ma il bubbone è scoppiato e l’opposione all’islamizzazione crescente (innegabile perfino da chi  ha considerato e considera fondamentale l’ingresso del Paese nell’Unione europea) rischia di destabilizzare una regione cruciale non soltanto per il Mediterraneo dove, mentre facciamo finta di dimenticarlo, le conseguenze delle cosiddette “primavere arabe” ancora si fanno sentire, in negativo naturalmente, soprattutto in Paesi come l’Egitto e la Tunisia.

Ecco, mentre razzoliamo sull’aia di casa, tra gli ingombri della politichetta nostrana, c’è un mondo intorno a noi che si muove e le sue tensioni inevitabilmente si riverseranno anche sull’Europa. Ci chiediamo: si può essere tanto ciechi? Intanto restiamo appesi all’Iva e all’Imu, alle “rivoluzioni” interne ai partiti, alle contimelie di un comico, allo sfascio progressivo delle Stato che, consapevole che le carceri sono affollate oltre ogni possibile limite, libera i prigionieri, delinquenti condannati a pene fino a sei anni. Deprimente.