L’addio degli azzurri a Stefano Borgonovo: 120 minuti di battaglia sul campo di Fortaleza. Poi la resa alla lotteria dei rigori

L’Italia ieri è scesa in campo contro la Spagna nella semifinale di Confederations Cup con il lutto al braccio: è stato l’addio degli ex compagni a Stefano Borgonovo, l’ex calciatore del Milan, della Fiorentina e della nazionale, morto a 49 anni dopo aver lottato nelle ultime stagioni della sua breve vita contro la Sla, la sclerosi laterale amiotrofica. È stata la delegazione azzurra in Confederations a chiedere formalmente alla Fifa di ricordare il calciatore simbolo del coraggio che, nella sua partita contro la morte, ha giocato fino all’ultimo minuto tutte le carte che aveva a disposizione: determinazione, combattività e speranza. A partire dall’annuncio dei primi sintomi della malattia, nel 2005, poi conclamati e sfociati nel 2008 nell’ufficializzazione del male, e nella conseguente creazione della Fondazione Onlus che porta il suo nome. Un esempio sul campo e fuori, qualcosa di più di un semplice ex giocatore colpito da una malattia incurabile: un campione alle prese con una sfida impossibile, giocata con il cuore e raccontata anche solo con lo sguardo, quando la progressione del male ha reso inattuabile anche la più strenua difesa di una parvenza di possibilità, del più impercettibile movimento del corpo. Vittima della «stronza», come notoriamente Borgonovo chiamava la malattia che lo aveva colpito, il calciatore è stato l’artefice di una campagna di conoscenza di questa impietosa patologia che con il suo esempio ha contribuito a far conoscere, incentivando a sostenere attivamente la ricerca, spronando altri sfortunati come lui a non arrendersi e a non nascondersi mai: comunque. Con la stessa determinazione con cui nella sua carriera calcistica ha segnato quei gol indimenticabili nella Fiorentina in coppia con Baggio (erano la B2), e poi nel Milan che lo rivolle fra i suoi, specie quel gol andato in segno in Champions che, a Monaco di Baviera contro il Bayern, portò il Milan in finale. Un attaccante nato, Borgonovo, che si è spento senza mai arretrare in difesa: sia che puntasse a superare la linea della porta avversaria, sia che si trovasse sul crinale che separa la salute dalla malattia, fino a varcare, ieri, la soglia dell’addio.

Un addio riecheggiato in campo allo stadio Castelo di Fortaleza in Brasile, dove gli azzurri di Prandelli, in ricordo di Stefano Borgonovo e in omaggio alla sua determinazione, hanno combattuto, soffrendo, una battaglia fino all’ultimo minuto utile, pur dovendosi arrendere ai calci di rigore ai Campioni d’Europa e del Mondo della Spagna. Sergio Chiellini ha commentato così la performance dell’Italia: “Volevamo vincere per dedicare a Borgonovo la vittoria. Purtroppo non ci siamo riusciti”.