La Turchia accusa la stampa occidentale: «Sleale e faziosa, ma quale Primavera turca…»

La situazione in Turchia rimane tesa, ma più che in piazza soprattutto sui giornali. La polizia ha arrestato durante gli incidenti di domenica a Istanbul e Ankara circa 600 persone, secondo un’associazione degli avvocati turchi. Sono almeno 460 i manifestanti arrestati a Istanbul, mentre ad Ankara sono fra 100 e 130, hanno indicato sempre fonti dell’associazione avvocati di Istanbul.Ma oggi Ankara si è accorta del potere che i mass media hanno di presentare la realtà, incidendo sul giudizio dell’opinione pubblica a seconda che esaltino un aspetto piuttosto che un altro. È chiaro che lo scoop si fa più riprendendo la polizia che picchia i manifestanti rispetto a questi ultimi che lanciano le molotov, però quando intervengono altri tipi di interessi per dimostrare da che parte siano i “cattivi” e da quale “i buoni”, chi ci perde è solo la verità delle cose. «Non è leale dare ampio risalto alla situazione come se ci fosse una guerra civile», ha infatti accusato l’ambasciatore turco a Roma, Hakki Akil, commentando come la stampa internazionale sta “coprendo” le proteste a Istanbul, criticando l’uso di termini esagerati, come “Primavera turca”. Secondo Akil gli scontri sono solo «con gruppi marginali e gli standard democratici in Turchia non sono inferiori a quelli dell’Occidente». «Nel weekend ero ad Istanbul, a cinque metri da piazza Taksim e non ho visto nulla, era tutto calmo. Potete andare tranquillamente in Turchia, non c’è e non ci sarà nulla», ha spiegato l’ambasciatore, aggiungendo che «l’uso della forza della polizia è sempre proporzionato alla forza che c’è di fronte. Quando si parla di uso sproporzionato da parte della polizia chiedetevi quanti sono i feriti tra i poliziotti». Soffermandosi ancora sulla stampa estera che si occupa delle proteste, il diplomatico ha poi osservato come queste occupino «le prime pagine e i titoli principali di giornali e tv quando ogni giorno ci sono attentati in Iraq, migliaia di morti in Siria e proteste a Londra per il G8». Nella sua reazione ai manifestanti la Turchia fa verifica di buon senso, dice l’ambasciatore: «Se vogliamo possiamo confrontare le proteste a Taksim con manifestazioni dei No-Tav in Piemonte o il G8 di Genova del 2001». Anche il vice presidente del partito dei Fratelli musulmani egiziano, Giustizia e Libertà, ha attaccato la campagna contro di lui dei media occidentali. Anche molti viaggiatori e giornalisti occidentali hanno riportato la stessa impressione di calma, e in ogni caso nessuno ha pensato a una situazione siriana. Tuttavia metà della popolazione turca (il 49,9%) ritiene che il governo Erdogan stia diventando sempre più autoritario secondo un sondaggio pubblicato da Zaman. Il 36% è di parere contrario e il 14,1% non risponde. Il 49,7% afferma di non sentirsi libero di esprimere le proprie opinioni politiche in Turchia, contro il 46,7%. Il 53,3% ritiene che la stampa nel Paese non sia libera (contro il 41,1%). Più della metà della popolazione, il 54,4%, pensa che il governo stia interferendo sempre di più nello stile di vita degli individui. Il 40,2% è di parere contrario. Il governo cerca di gestire al meglio la crisi: il vicepremier turco Bulent Arinc ha detto che il movimento di protesta per Gezi Park è da considerarsi terminato e che le manifestazioni che continuano sono fuori dalla legalità Arinc ha aggiunto che «saranno immediatamente represse e saranno avviati procedimenti legali contro i responsabili». Arinc ha aggiunto che ci sarà un’indagine per determinare se ci sia stato un uso eccessivo della forza da parte della polizia durante le proteste. Sarà verificato il comportamento della polizia, ha aggiunto, a Istanbul ma anche ad Ankara e a Smirne. E come gesto di buona volontà, o forse perché hanno intuito che la protesta è strumentalizzata, i due grandi sindacati turchi di sinistra Disk e Kesk, che hanno proclamato uno sciopero nazionale, hanno rinunciato a tenere come previsto su Piazza Taksim una concentrazione per evitare ulteriori violenze con la polizia.

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan è esasperato dall’uso strumentale – soprattutto in Occidente – delle proteste: ha detto di «non riconoscere» il Parlamento europeo. L’assemblea Ue giovedì scorso ha approvato una risoluzione critica sulla brutalità della polizia turca e sul comportamento del governo e del premier di Ankara. Erdogan, che dal 2005 negozia l’adesione della Turchia all’Ue, i cui cittadini eleggono a suffragio universale l’Europarlamento, aveva già reagito duramente giovedi scorso alla risoluzione di Strasburgo: «Non riconosco alcuna decisione presa dall’Europarlamento sulla Turchia» aveva affermato. «Il Parlamento europeo ha il diritto di adottare una tale decisione sulla Turchia?» ha chiesto, prima di affermare «non riconosco questo Parlamento Europeo».