La nuova icona tv della sinistra: Marica, l’ambientalista col turbante che propone la ricetta “himalayana”

Chissà che se gli operai dell’Ilva di Taranto, stretti tra l’incudine del licenziamento e il martello dell’inquinamento-killer, hanno mai sentito parlare dell’esistenza del Regno di Bhutan. Non con la P, sia chiaro, qui il bunga bunga non c’entra, la Boccassini stia serena: si tratta di un piccolo stato montuoso dell’Asia, con 650mila abitanti – come ci informa wikipedia – localizzato nella catena himalayana, conosciuto soprattutto perché disprezza il concetto di Pil, così abusato nelle comunità occidentali, preferendo invece valutare la qualità della vita dei propri abitanti con l’indice Fil, che misura la Felicità Interna Lorda. Detto così, è il Paradiso.

Immaginare però che un operaio dell’Ilva a fine mese possa ritrovarsi in banca un accredito di sorrisi, aria pulita e solidarietà sociale, invece dei soliti, volgarissimi euro, è un po’ più complicato. Eppure il Bhutan e il Fil sono i cavalli di battaglia di un nuovo volto televisivo, Marica Di Pierri, che va in tv col turbante e i pendaglioni e “buca” regolarmente il piccolo schermo: più o meno come faceva fino a qualche tempo fa Oscar Giannino con le giacche colorate e i cravattini bizzarri. La nuova jcona tv della sinistra è una giornalista siciliana specializzata sui temi ambientali, presidente dell’associazione “Asud” e che vanta un trampolino di lancio importante, quello garantitole nei suoi programmi da Gad Lerner. L’altra sera abbiamo visto la Di Pierri a Ballarò, con il look che in tanti hanno definito da “cartomante”, affrontare temi impegnativi, dallo sviluppo all’equità sociale, con piglio autorevole e un’ottima proprietà di linguaggio.

Ma è chiaro che se su Twitter Marica è diventata in pochi minuti un fenomeno mediatico, è soprattutto grazie al suo eccentrico modo di presentarsi in tv. Al di là dei giudizi estetici – una trappola nella quale è meglio non infilarsi per evitare scontate e noiosissime accuse di maschilismo o discriminazione di genere – è chiaro che anche la brava Di Pierri – pasionaria no global già animatrice di movimenti di piazza dell’ultrasinistra – ha capito che sul piccolo schermo è meglio non passare inosservati. Le idee passano, ma gli occhioni della Carfagna, esattamente come gli orecchini a gitana flamenquera della Di Pierri, restano impressi. Anche se magari fanno perdere di vista le idee, quando ci sono, soprattutto quando sono un po’ strampalate. Come quelle di chi, a sinistra, crede alla decrescita felice o alla Felicità interna lorda, disprezza i soldi, il consumismo e il benessere, ma quando si tratta di proporre per l’Ilva di Taranto una soluzione al bivio tra sopravvivenza economica e morte fisica, si accartoccia su se stessa formando nodi inestricabili. Proprio come il turbante di Marica.

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